Le guardie contro il colera

 

Casa sanità 2

La Casa della sanità al ponte di sbarco nella Spezia di fine Ottocento

Osteggiato sin dall’inizio dalla popolazione, il lazzaretto del Varignano era stato costruito nel 1720 per fronteggiare un’epidemia di peste che stava imperversando in tutto il Mediterraneo e che già faceva stragi a Marsiglia e Tolone. In realtà, le aree destinate alla libera pratica erano due, due grandi edifici per l’isolamento uno dei viaggiatori e l’altro delle merci. C’erano poi due cappelle e un grandioso palazzo nel quale lavoravano e vivevano il commissario direttore e i dipendenti con le famiglie. Era costato la bellezza di quattro milioni di lire genovesi. Continua a leggere

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Cavour sull’ermo colle

Cappuccini 1

Nella storia dei giorni dell’aprile 1860 che precedettero la scelta – determinante per il futuro di Spezia – della piana di San Vito quale zona in cui costruire l’arsenale, c’è una pagina opaca. Noi sappiamo che il primo ministro e ministro della Marina Camillo Benso conte di Cavour venne a Spezia per incontrarsi con l’allora capitano Domenico Chiodo con il quale doveva esaminare una volta per tutta la “Soluzione San Vito” quale sito per insediarvi lo stabilimento militare, proposta caldeggiata dal Chiodo stesso e osteggiata da altri. Continua a leggere

Caccia grossa in mare

Il 22 agosto del 1810 il capitano Charles Baudin, comandante del brick francese Renard, insieme con il brick Ligurie stava pattugliando le acque antistanti la costa delle Cinque Terre allorché scorse una grande vela all’orizzonte. Capì subito che si trattava di una fregata inglese, e benché disponesse di un armamento di gran lunga inferiore, si fece sotto per identificarla. Scoprì allora che si trattava della Sea Horse, la nave che nel 1805 lasciata di guardia al porto di Tolone corse poi alla Maddalena per dare all’ammiraglio Nelson la notizia che la flotta francese aveva preso il largo. Continua a leggere

Il lericino che fermò il cacique

Il 3 settembre del 1822 nacque a Lerici Francesco Bibolini il quale, come molti suoi concittadini partiti per le terre d’oltremare in cerca di lavoro, presto varcò a sua volta l’oceano. Egli però oltre alla valigia di cartone portava con sé la veste talare ottenuta nel ’47: divenne infatti un sacerdote famoso, storico pacificatore della pampa argentina.

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Alla guerra senza pallottole

Casa Ceretti

Il rudere di Casa Ceretti

I ruderi di un’antica magione abbandonata all’insulto del tempo e all’assalto dei rovi e dell’edera, e un ospedale da costruire: sono questi gli incolpevoli protagonisti di un nuovo tragicomico dramma che sta andando in scena sul palcoscenico della Spezia. Quanto ai colpevoli, se ce ne sono, spetterà ad altri individuarli. Ma qual è l’oggetto del contendere? Quel rudere è semplicemente un rudere o rappresenta qualcosa di più? Purtroppo, fra di noi è invalsa la brutta abitudine di sparare sentenze senza neppure sapere di che cosa si sta parlando, ragione per la quale per taluni di resti del Politeama riaffiorati in Piazza Verdi sono reliquie da preservare a tutti i costi, mentre per altri sono nient’altro che pezzi di mattoni e calce ai quali si può rinunciare senza rimorsi di coscienza. E il fabbricato di località Ceré? Che valore ha? È un ravatto, come diciamo a Spezia, o ha un suo intrinseco valore? Io posso solo raccontare una parte – probabilmente la più significativa – della sua storia, lasciando al lettore il piacere di farsi una sua opinione.

Il testo che segue è tratto – sunteggiato – dal mio libro Ottocento – Quando Spèza divenne Spezia (a cura dell’Accademia lunigianese di scienze “Giovanni Capellini”, 2011). Continua a leggere

Il casolare dei patrioti

Casa Ceretti

I fantasmi, lo sanno tutti, sono dei gran burloni: catene scosse, ululati, strepiti,  fischi, cigolii, urla strazianti, porte che sbattono nelle notti da incubo… insomma, tutto serve per spaventare i poveri viventi. Stavolta il fantasma di Virginia Oldoini Contessa di Castiglione, che pure dovrebbe avere residenza stabile al cimitero di Père-Lachaise di Parigi l’ha fatta grossa: secondo il Secolo XIX ha fatto credere a due tecnici, scesi in campo in nome di Italia Nostra, che i ruderi situati all’interno dell’area che dovrà ospitare il nuovo ospedale, al Felettino, fossero quelli della villa della Contessa medesima, e quindi, avendo un alto valore storico, da giudicare intoccabili, come ha immediatamente stabilito la Soprintendenza ligure ai beni architettonici. Continua a leggere

La vendetta della Contessa

castiglioneScherzi del destino: maltrattata dagli spezzini quand’era in vita, dimentica dagli spezzini una volta passata tra i più, la Contessa di Castiglione – alla quale la sua “ingiusta e amata città”, com’ella definiva Spezia, non ha trovato modo di dedicarle neppure una viuzza – si è perfidamente vendicata bloccando nientemeno che il progetto di costruzione del nuovo ospedale atteso da decenni. Alcuni ruderi che si trovano nell’area da liberare per costruite il nosocomio sarebbero infatti quelli della villa appartenuta alla giovanissima maliarda che fece alzare a livelli preoccupanti la pressione arteriosa dell’imperatore dei francesi Napoleone III, e quindi, a parere della Soprintendenza ai beni architettonici e ambientali, non si possono toccare.

Poco importa se noi a oggi, qualora volessimo vedere di recuperare qualche pezzo della villa, sempre degli Oldoini, che si trovava alle pendici di ponente del colle dei cappuccini, toccherebbe di andare andare a frugare nel sottosuolo scavando in viale Italia e nella zona di Mazzetta-Canaletto, perché lì i ruderi finirono – riempiendo dislivelli del terreno – quando negli anni Venti e Trenta del ‘900 fu sbancata la bellarono la collina. Chissà cose sarebbero andate allora le cose se fossimo stati in regime di democrazia, se le appena costituite Soprintendenze avessero avuto i compiti (e i poteri) di oggi!

E così, Virginia è tornata per vendicarsi cono uno scherzetto davvero beffardo. Peccato che ad andarci di mezzo sia la salute degli spezzini! Continua a leggere

Audace colpo…

tartana3Audace furto dei soliti ignoti, tutti i particolari in cronaca:

Il furto più audace di cui si abbia memoria a questi tempi, è stato commesso a Genova a danno della Banca Parodi. In pieno giorno a un’ora pomeridiana i ladri, benissimo vestiti, si sono introdotti nel banco; tratte fuori le armi, hanno imposto a tutti silenzio; hanno legato e imbavagliato quanti impiegati vi erano, e gli hanno serrati in una stanza; lo stesso facevano alla porta a quanti entravano in banco. Così hanno potuto tranquillamente impadronirsi della Cassa che hanno saccheggiata.
Ne tolsero più di 800mila franchi, e con la ricca preda salirono a bordo d’ una piccola tartana dirigendosi alla Spezia. Là furono raggiunti dalla polizia che pose due legni della Real marina sulle loro tracce. La tartana fu arrestata in mare, non
molto lungi dalla riva, e i ladri non opposero resistenza. Una parte dei biglietti di banca involati fu quasi miracolosamente ritrovata sulla riva, perché i ladri all’appressarsi della forza pubblica gettarono in mare quello che avevan seco. Dalle investigazioni del potere giudiziario apparirebbe che questo furto potesse aver relazione con la spedizione che si tentava di fare nel Tirolo, e che i ladri avessero agito per conto di un incognito, a cui avrebbero passato una parte della loro preda.

(da un mensile fiorentino del giugno 1862)