Tsunami, fuga dal centro di Spezia

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Il terremoto e il maremoto che hanno devastato l’altra notte l’isola di Kos, perla del Dodecaneso, ha innescato anche in Italia, che in materia si è fatta purtroppo una robusta tragica esperienza, la solita discussione sui pericoli che in caso di sisma possono correre le località costiere. È possibile, ci si chiede, che anche da noi il mare possa sollevarsi di livello fino a provocare danni di là dalle rive? Stando agli esperti, a correre qualche rischio per i maremoti possono essere gli abitati costieri della Sicilia e del Mare Adriatico fino a Rimini. E Spezia? I sommovimenti della terra possono mettere a repentaglio Spezia? Stando ai soliti esperti parrebbe di no, dovremmo essere al sicuro. In realtà, qualcosa in passato è invece accaduto: niente di particolarmente grave, ma chi ci si è trovato di mezzo si è preso un bello spavento.

Cosa avvenne? Eccolo.

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La giornata del 4 luglio del 1809 deve essere rimasta impressa a lungo nella memoria degli spezzini. Quel mattino a causa di un maremoto l’acqua marina investì la spiaggia con una serie di ondate e risalì tumultuosamente il Canale di Piazza[1] arrivando fin sotto le finestre del Municipio.

Ecco come la stampa riferì l’episodio che seminò il panico in città: «Gli abitanti della Spezia e coloro che vivono in tutto il golfo il 4 luglio hanno assistito a una straordinaria marea… Verso le 8 di mattina il mare, che fino a quel momento era assolutamente calmo, d’improvviso è salito di circa un metro sul suo normale livello. Questa eccezionale marea è durata 15-20 minuti salendo e abbassandosi. Nessuna causa apparente è stata osservata… La marea era così forte e veloce che l’acqua del mare è fluita all’interno della città della Spezia mediante un piccolo canale che attraversa la città stessa. Alcuni commercianti che si trovavano sull’argine sono scappati a gambe levate… Trascinati dai marosi numerosi grossi pesci sono rimasti a boccheggiare sulla spiaggia restata poi in secca. La prima ondata è stata seguita da altre quattro o cinque che gradualmente hanno perso forza. Si suppone che la causa di questa straordinaria marea sia stato un terremoto sottomarino e sulla terraferma»[2].

cartina

Carta del 1767: si nota il Canale di piazza che esce dalla cinta murata della città per sfociare con un piccolo delta in mare. Il canale parallelo che lambiva le mura ovest (a sinistra nell’immagine, odierna via Colombo) era il Fosso

Più o meno con le stesse parole riferiva la curiosa vicenda il Journal de l’Empire (eravamo in piena epoca napoleonica) il quale aggiungeva alcuni particolari sulle condizioni meteo: «Ai 4 di questo mese il cielo, tempestoso da qualche giorno, era nuvoloso, e dalle cinque della mattina piovve fino alle sette e mezzo. Alle otto in circa, il mare per la calma quasi spianato si alzò rapidamente un metro al di sopra del suo stato ordinario. Questa straordinaria marea, che non durò più di quindici o venti minuti a salire e discendere, e che non ha potuto esser prodotta da alcuna cagione apparente alla Spezia, giacché il mare era tranquillo, la luna era al suo ultimo quarto, e la differenza delle più alte e delle più basse maree d’equinozio non sono nel golfo se non di cinquanta centimetri, è stata sì forte e sì rapida, che ha fatto in un baleno traboccare le acque fin nella città della Spezia per mezzo del picciol canale che l’attraversa e fatto fuggire alcuni mercatanti che avevano esposte le loro merci sulle sponde. Le parti basse in fondo al golfo sono state sommerse, e bentosto dopo si videro a secco alcune parti avanzate assai dalla spiaggia estremamente bassa. Pesci di tre, quattro, e cinque libbre furono trasportati dal flusso, e presi sull’arena rimasta a secco. Nelle cale della costa occidentale del golfo furono presi a questo modo pesci assai grossi arrenati su banchi di melma. Il primo flusso fu seguito da quattro o cinque altri, che si son fatti sentire, perdendo però gradatamente di forza, sino alle undici e mezzo. Nel resto della giornata, dense nuvole hanno involte le cime delle vicine montagne: è piovuto leggiermente più volte, e il tempo è stato fosco e torbido. V’ha pochi luoghi marittimi della riviera di Genova, ove siasi potuto meglio osservare gli effetti di questa straordinaria marea, prodotta senza dubbio da qualche scossa terrestre e sottomare, di cui avremo contezza bentosto, o da qualche fenomeno celeste, che avranno osservato gli astronomi»[3].

pesciDi questo fenomeno si occupò l’idrografo inglese John Purdy che nel 1853 scriveva: «Le particolari convulsioni degli strati profondi della Terra talvolta provocano straordinari sconvolgimenti delle maree. A seguito di un avvenimento di questa natura, chiamato in italiano terremoto sottomarino, verificatosi nel mar Mediterraneo, il ciclo delle maree nel golfo della Spezia fu totalmente sconvolto per sette o otto giorni di seguito. Ma il flusso e riflusso furono sensibilmente notati a intervalli di un quarto d’ora, mezz’ora e un’ora per tutto quello spazio di tempo»[4].

Del maremoto si interessò pure uno scienziato di grande fama in Europa, l’italo-svedese Scipion Breislak, ispettore delle polveri e dei salnitri, membro dell’Istituto imperiale e reale della Lombardia, dell’Accademia reale delle scienze di Torino, dell’Accademia italiana delle scienze e delle lettere, della Società geologica di Londra e di quella di mineralogia di Iena, degli Osservatori della natura di Berlino, dei Naturalisti di Ginevra. Breislak, erroneamente anticipando di un mese (4 giugno) l’avvenimento, spiegò che «il mare si alzò rapidamente di circa tre piedi sopra il suo livello normale: la durata di questa straordinaria marea fu fra la salita e la discesa da 15 a 20 minuti. Dei pesci di tre, quattro o cinque libbre furono trasportati dai flutti e lasciati in secca sulla spiaggia. Nella riva occidentale del golfo della Spezia furono presi in questa maniera dei pesci molto grossi rimasti sui banchi di sabbia»[5]. La data del 4 giugno è riportata nel Primo catalogo dei maremoti delle coste italiane (Accademia Nazionale dei Lincei, 1984) di Michele Caputo e Gianfranco Faita nel quale si attribuisce quando accaduto quel giorno nel golfo a una frana sottomarina che ha messo in moto l’enorme massa d’acqua.

Il mare deve essere arrivato a percuotere le mura (Via Cavallotti) e a inondare le campagne fino all’altezza di Porta Biassa (Via Biassa all’incrocio con Via Colombo).

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(Testo tratto da Gino Ragnetti, Ottocento – Quando Spèza divenne Spezia, Accademia lunigianese di scienze Giovanni Capellini, 2011).

[1] Il Canale di Piazza entrava in città passando sotto le mura all’incrocio fra le odierne via Rattazzi e Corso Cavour, passava rasente il palazzo comunale, all’epoca in Piazza di Corte (Piazza Beverini), seguiva la direttrice dell’odierno Corso Cavour e, passando di nuovo sotto le mura all’incrocio tra via Cavallotti e lo stesso Corso, andava al mare. Oggi scorre sotto Corso Cavour e giunto in via Chiodo piega a destra andando al Lagora.

[2]    La Gazzetta nazionale, luglio 1809.

[3]    Journal de l’Empire del 5 luglio, da Genova, ripreso nel numero 222 del Giornale italiano del 10 agosto 1809.

[4]    John Purdy (1773-1843), Memoir Descriptive and Explanatory to accompany the Charts of the Northern Atlantic Ocean, pag. 260, R.H.Laurie, Londra, 1853 (decima edizione; la prima fu del 1812).

[5]    Scipion Breislak (1750-1826), Istituzioni geologiche, tomo secondo, pag. 450, Tipografia Imperiale e Reale, Milano, 1818.

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