Cento imbecilli, 20 furbi e 80 tonti

massimo

Chiacchierando con un amico su Facebook ho fatto una breve riflessione che vorrei ora condividere con voi. Prima di Vittorio Emanuele II, di  Cavour e di Garibaldi, per ritrovare un’Italia unita dobbiamo risalire a Badùila Totila re dei Goti (metà del VI secolo). Dopo l’unità – 1861, sembra una vita, ma sono solo 155 anni – abbiamo avuto un Regno fra i più arretrati d’Europa, cinquant’anni dopo una guerra mondiale, poi vent’anni di fascismo con la coda di un’altra guerra mondiale (e sappiamo cosa ci è costata), quindi una democrazia finta perché condizionata dalla guerra fredda (bombe, stragi, Italicus, ecc. ci dicono tante cose), e infine il disfacimento del sistema politico nato dalla Resistenza e sancito dalla Costituzione, con bande di ogni genere che imperversano in lungo e in largo per la penisola e con i burocrati della cosiddetta Unione Europea, l’Europa dei muri, che ci stanno massacrando. Continua a leggere

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La verità sul Politeama

Il ritrovamento di resti murari in Piazza Verdi ha portato all’attenzione degli spezzini il leggendario Politeama Duca di Genova costruito in quella piazza, inaugurato il 31 luglio 1880 con la rappresentazione dell’Aida e demolito nel 1933. Nato con belle speranze per qualche anno rimpiazzò il vecchio Teatro Civico inaugurato nel 1846, ma ben presto iniziò la parabola della decadenza sino a finire sotto il piccone.

In Ottocento ne racconto così la storia: Continua a leggere

Spezia, Garibaldi e il sogno di Abramo Lincoln

Garibaldi G.C’è una storia curiosa a poco conosciuta che riguarda Garibaldi e Spezia. Nei giorni in cui il Generale giaceva in una stanza del Varignano prigioniero del re, e sofferente per la famosa ferita al piede patita sull’Aspromonte, le diplomazie di mezzo mondo stavano lavorando per dare corpo a un piano del presidente degli Stati Uniti Abramo Lincoln per cucire addosso al capo delle camicie rosse la divisa di comandante supremo dell’esercito che con gravi difficoltà stava combattendo contro i confederati del generale Robert E.Lee. Continua a leggere

Alla guerra senza pallottole

Casa Ceretti

Il rudere di Casa Ceretti

I ruderi di un’antica magione abbandonata all’insulto del tempo e all’assalto dei rovi e dell’edera, e un ospedale da costruire: sono questi gli incolpevoli protagonisti di un nuovo tragicomico dramma che sta andando in scena sul palcoscenico della Spezia. Quanto ai colpevoli, se ce ne sono, spetterà ad altri individuarli. Ma qual è l’oggetto del contendere? Quel rudere è semplicemente un rudere o rappresenta qualcosa di più? Purtroppo, fra di noi è invalsa la brutta abitudine di sparare sentenze senza neppure sapere di che cosa si sta parlando, ragione per la quale per taluni di resti del Politeama riaffiorati in Piazza Verdi sono reliquie da preservare a tutti i costi, mentre per altri sono nient’altro che pezzi di mattoni e calce ai quali si può rinunciare senza rimorsi di coscienza. E il fabbricato di località Ceré? Che valore ha? È un ravatto, come diciamo a Spezia, o ha un suo intrinseco valore? Io posso solo raccontare una parte – probabilmente la più significativa – della sua storia, lasciando al lettore il piacere di farsi una sua opinione.

Il testo che segue è tratto – sunteggiato – dal mio libro Ottocento – Quando Spèza divenne Spezia (a cura dell’Accademia lunigianese di scienze “Giovanni Capellini”, 2011). Continua a leggere

Il casolare dei patrioti

Casa Ceretti

I fantasmi, lo sanno tutti, sono dei gran burloni: catene scosse, ululati, strepiti,  fischi, cigolii, urla strazianti, porte che sbattono nelle notti da incubo… insomma, tutto serve per spaventare i poveri viventi. Stavolta il fantasma di Virginia Oldoini Contessa di Castiglione, che pure dovrebbe avere residenza stabile al cimitero di Père-Lachaise di Parigi l’ha fatta grossa: secondo il Secolo XIX ha fatto credere a due tecnici, scesi in campo in nome di Italia Nostra, che i ruderi situati all’interno dell’area che dovrà ospitare il nuovo ospedale, al Felettino, fossero quelli della villa della Contessa medesima, e quindi, avendo un alto valore storico, da giudicare intoccabili, come ha immediatamente stabilito la Soprintendenza ligure ai beni architettonici. Continua a leggere

La vendetta della Contessa

castiglioneScherzi del destino: maltrattata dagli spezzini quand’era in vita, dimentica dagli spezzini una volta passata tra i più, la Contessa di Castiglione – alla quale la sua “ingiusta e amata città”, com’ella definiva Spezia, non ha trovato modo di dedicarle neppure una viuzza – si è perfidamente vendicata bloccando nientemeno che il progetto di costruzione del nuovo ospedale atteso da decenni. Alcuni ruderi che si trovano nell’area da liberare per costruite il nosocomio sarebbero infatti quelli della villa appartenuta alla giovanissima maliarda che fece alzare a livelli preoccupanti la pressione arteriosa dell’imperatore dei francesi Napoleone III, e quindi, a parere della Soprintendenza ai beni architettonici e ambientali, non si possono toccare.

Poco importa se noi a oggi, qualora volessimo vedere di recuperare qualche pezzo della villa, sempre degli Oldoini, che si trovava alle pendici di ponente del colle dei cappuccini, toccherebbe di andare andare a frugare nel sottosuolo scavando in viale Italia e nella zona di Mazzetta-Canaletto, perché lì i ruderi finirono – riempiendo dislivelli del terreno – quando negli anni Venti e Trenta del ‘900 fu sbancata la bellarono la collina. Chissà cose sarebbero andate allora le cose se fossimo stati in regime di democrazia, se le appena costituite Soprintendenze avessero avuto i compiti (e i poteri) di oggi!

E così, Virginia è tornata per vendicarsi cono uno scherzetto davvero beffardo. Peccato che ad andarci di mezzo sia la salute degli spezzini! Continua a leggere