Quando eravamo gioventù bruciata

James Dean, un idolo della mia adolescenza. Non avevo ancora 13 anni quando il 30 settembre del 1955 con la Porsche andò a schiantarsi contro un palo sulla strada di Salinas, ma ben presto La valle dell’Eden, Gioventù bruciata e Il gigante divennero i miei film preferiti (i primiJames Dean due erano vietati ai minori di 16 anni, ma riuscii lo stesso a vederli entrambi di straforo a 15 anni nel cinema Dante di Marola). Non so perché, ma tendevo a identificarmi in Jimmy, un rebel without a cause, idealista scontroso e solitario, in lotta aperta con tutto il mondo, momento che penso sia capitato un po’ a tutti i ragazzi, a una certa età, e che per me, ricordo, è durato un paio d’anni. Poi, come mi diceva sempre sorridendo mia madre, ho finalmente “messo la testa a posto”♥.

Finito il tempo delle Am lire e delle ronde militari straniere che soprattutto a sera giravano per la città, l’America era entrata di prepotenza nelle nostre giornate, dal chewing gum al dentifricio Colgate, dalle Lucky Strike al sogno della Chevrolet, dalla penna a sfera Bic al rock and roll, da Ombre rosse a Gioventù bruciata, appunto, e noi ragazzi nati in tempo di guerra, d’improvviso emancipati dai ruvidi blue jeans appena arrivati sul mercato, da Elvis Presley e Jerry Lee Lewis e dalle prime nazionali senza filtro contrabbandate per Chesterfield fumate di nascosto, scoprimmo che davanti ci si una vita che non ci aspettavamo. D’un tratto provammo l’inebriante emozione della libertà. Non avevamo niente, eppure avevamo tutto. Anni stupendi!

E così, leggendo il giornale, oggi scopro che tutto questo accadeva sessant’anni fa. Come dire che una vita è passata, e che l’inverno è arrivato. Speriamo non sia troppo brutto.

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Sito archeologico dimenticato

Casa grande buona

La Soprintendenza ai beni archeologici, braccio operativo del ministero della cultura in Liguria, è scesa fragorosamente in campo in difesa dei ruderi affiorati in Piazza Verdi, alla Spezia, imponendo al Comune di adottare opere di salvaguardia. Come gli spezzini sanno, si tratta dei rottami di un teatro, il politeama Duca di Genova, costruito agli inizi del settimo decennio dell’800 e demolito agli inizi del terzo decennio del ‘900. Un edificio che visse insomma una vita, per di più una vita tribolata, durata solo una sessantina d’anni. Per degli uffici abituati a trattare reperti vecchi di duemila anni – ciò che resta della città di Luna, della Villa del Varignano, o della Villa di Bocca di Magra, solo per fare alcuni esempi – dovrebbe trattarsi di una esperienza esilarante, o forse umiliante.

Sarebbe anche per noi divertente se non sapessimo che ogni giorno che passa sono soldi nostri buttati nell’inceneritore dei rifiuti. Continua a leggere

Ma sappiamo di cosa parliamo?

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La Soprintendenza ai beni archeologici della Liguria ha ordinato al Comune della Spezia di modificare il progetto di rifacimento di Piazza Verdi per salvaguardare i ruderi del vecchio Politeama Duca di Genova affiorati durante i lavori di scavo. È pertanto evidente che la Soprintendenza giudica reperti archeologici quei pezzi di muro residui di un fabbricato costruito nella seconda metà dell’800.  Continua a leggere

Il coraggio del giovane principe

Nell’agosto del 1893 re Umberto venne per ben due volte a Spezia. La prima visita la fece mercoledì 13 per un sopralluogo alle installazioni militari della Palmaria. La seconda avvenne venerdì 25, e SMG_Delfinoquella volta il sovrano capitò nel golfo accompagnato non solo dal figlio Vittorio Emanuele, ma anche dal principe imperiale Enrico di Prussia, figlio dell’imperatore Federico III e dell’imperatrice Vittoria di Sassonia Coburgo-Gotha, ospite di Casa Savoia. Continua a leggere

La leggenda del piccolo borgo

Quando si parla della Spezia pre-arsenalizia di solito si dice che si trattava di un piccolo borgo, un paesone o poco più. Ebbene, sarebbe il caso di cambiare registro, perché le cose non stavano così. Sicuramente non era una grande cPalazzata Sant'Agostinoittà, non si poteva certo paragonarla a centri come Milano, Genova o Torino, tuttavia non era neanche un paesetto come molti vorrebbero far credere. Continua a leggere

Due gocce di veleno / Cercasi leader, disperatamente

Io e spadoliniSe andassimo in giro per la città a chiedere chi è il segretario (un tempo i leader dei partiti si chiamavano così) di Forza Italia, quanti fra i non addetti ai lavori risponderebbero correttamente secondo voi? E se chiedessimo – peggio che andar di notte – chi è il capo del Pd? O di Ncd? E chi della Cisl o della Uil? Continua a leggere

La calda estate di Sua Maestà

Era una bella notte di metà luglio, con una splendida luna piena che illuminava il golfo punteggiato qua e là dalle lampare dei pescatori e dalle lanterne dei gozzi dei barcaioli. Una scena tipo quella che ispirò Ubaldo Mazzini: “A Spèza che da lünte la sentila / con tanti lümi assesi ‘n riva ar mae / che paa ch’i sfido e stéle / a chi ciù brila”.

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Giosuè, che cotta per Annie!

Giosuè Carducci venne diverse volte a Spezia dove contava numerosi amici, e l’ultima volta gli capitò di incappare in una spiacevole disavventura. Finì infatti davanti all’autorità giudiziariannicardua con l’accusa di avere istigato uno spezzino di 25 anni, insegnante di filosofia, a duellare per una storia d’amore: i duelli erano proibiti. Pietra dello scandalo, o quanto meno causa di quell’annunciato incrociare di lame, fu Annie Vivanti, irrequieta poetessa nata a Londra nel 1866 da padre italiano (Anselmo) e da madre tedesca (la scrittrice Anna Lindau). Continua a leggere

Il golfo, i principi, la luna e i falò

La prima domenica di giugno del 1869, domenica 6, fu qualcosa di indimenticabile per chi ebbe la fortuna di viverla sulle rive del golfo. Quel giorno si celebrava la Festa dello Statuto, Cumberlandma soprattutto la popolazione e le autorità avevano voluto rendere uno straordinario omaggio ai principi Amedeo di Savoia e Maria Vittoria Del Pozzo della Cisterna. Continua a leggere

Velieri spezzini affondati dallo tsunami

Una scossa di terremoto di magnitudo 8.3 ha fatto tremare il Cile e larga parte dell’America latina provocando un fuggi fuggi dalle coste per paura di un più che possibile tsunami, allarme poi fortunatamente annullato. Ma intanto oltre un milione di persone avevano abbandonato le loro case per cercare salvezza sulle alture. La notizia mi ha fatto venire alla mente un episodio, accaduto laggiù, che oltre 130 anni fa rattristò gli spezzini. Eccolo, tratto dal mio Ottocento. Continua a leggere