Il golfo, i principi, la luna e i falò

La prima domenica di giugno del 1869, domenica 6, fu qualcosa di indimenticabile per chi ebbe la fortuna di viverla sulle rive del golfo. Quel giorno si celebrava la Festa dello Statuto, Cumberlandma soprattutto la popolazione e le autorità avevano voluto rendere uno straordinario omaggio ai principi Amedeo di Savoia e Maria Vittoria Del Pozzo della Cisterna.

La giovane coppia era venuta mesi prima – in aprile aveva assistito
alla Norma al Civico – a trascorrere qui una vacanza prendendo alloggio, manco a dirlo, al Croce di Malta, lo stesso albergo nel quale Amedeo aveva soggiornato da bambino con la famiglia nell’estate del ’53. Già la domenica precedente, il 30 maggio, in onore delle Loro Altezze Reali si era tenuta sulla nave Gaeta una festa danzante alla quale erano intervenuti, oltre agli alti ufficiali delle Forze armate presenti nella base navale in costruzione, anche il sottoprefetto cavalier Luigi Mastricola, il sindaco Giò Batta De Nobili e parecchi esponenti della Spezia-bene.

Ma quella serata fu niente al confronto di quel che accadde otto giorni dopo.

Per l’occasione la società di navigazione Peirano Danovaro e la Società Alta Italia avevano messo in servizio battelli e treni straordinari per portare nel golfo gente da Genova, dal levante ligure e dalla Toscana. Spezia fu invasa anche dai vicini lunigianesi, mentre al già rilevante numero dei presenti si aggiungevano i circa seimila uomini della Regia Squadra navale e altri di un paio di vascelli inglesi. Inoltre al sabato era giunta nel porto una squadra degli Stati Uniti composta da tre unità, Richmond, Plymouth e Guard: immaginate che ressa, che confusione c’era in quei giorni nell’ancora piccola città! Addirittura, per consentire ai poveri dei circondari di assistere all’avvenimento era stata allestita una distribuzione gratuita di cibarie.

Per la giornata di domenica e per lo spettacolo serale vennero organizzate gite nel golfo con l’elegantissimo battello a vapore Camogli; il biglietto era staccato al prezzo speciale di due sole lire.

Al mattino della fatata domenica tutta la città e i sobborghi si presentavano imbandierati a festa, ospitando in Piazza Vittorio una parata della Guardia Nazionale, della truppa di linea e degli equipaggi della Regia Marina. E nel pomeriggio una serie di applauditissimi concerti intrattennero le folle assiepate ai giardini in attesa di riversarsi alla marina per il grande evento.

Finalmente, scese la sera, il principe fu fatto accomodare su un pontone addobbato con il gran pavese ancorato al centro del golfo, quasi assediato da centinaia di barche d’ogni tipo, canotti, baleniere, iole, scappavia, scaffèle, gozzi, tutte ricoperte da mille e mille lampioncini colorati. In questo autentico tripudio di luci fu raggiunto da Maria Vittoria su una iola, mentre un’orchestra e il coro offrivano ai giovani coniugi dolci melodie. Si aspettò ancora, finché non fosse buio fitto, quindi si udirono due colpi di cannone, e la magia si compì: a quel segnale si accesero ovunque giganteschi falò; e per ovunque deve intendersi non solo la città, non solo il golfo, non solo le alture del golfo, ma addirittura le Apuane, i borghi e le vette della Lunigiana e della Val di Vara, i gioghi dell’Appennino, i luoghi più disparati e lontani, purché visibili dal golfo. Centomila fuochi presero a rischiarare la notte fra gli oooh! di meraviglia della moltitudine di persone assiepate sul lungomare, sulle colline, sulle montagne, nei paesi del golfo, tutti indaffarati ad indicare al vicino un fuoco, poi l’altro, e l’altro ancora, come se quello mostrato fosse il più grande di tutti.


Pareva che un immane, irrefrenabile incendio stesse divorando l’intero golfo, che bruciasse perfino l’acqua, perché nel frattempo erano stati accesi sul mare calmissimo migliaia e migliaia di lumini e su ogni nave, su ogni bastimento, su ogni cosa che stesse a galla, comprese le navi italiane, americane e inglesi, avevano preso a brillare una miriade di lanterne. E in città fu ingaggiata una specie di gara a chi presentava l’illuminazione più bella; si distinsero in questo la residenza del console statunitense, gli alberghi Croce di Malta, Nazionale e de la Ville de Milan, Casa Massà, il Castello dei Fieschi, la Bastia, il colle della Ferrara, dove svettava il convento dei Cappuccini; e ancora i paesi di Marola, Cadimare, Fezzano. Un colossale falò, forse il più spettacolare, ardeva sulla cima della Castellana. Una notte indimenticabile.


(Tratto da Gino Ragnetti, Ottocento – Quando Spèza divenne Spezia, Accademia lunigianese di scienze Giovanni Capellini).


Nell’immagine: una festa da ballo a bordo della fregata Cumberland, la nave ammiraglia della flotta americana che ebbe la sua base a Panigaglia dal 1849 al 1869.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...