E poi sono arrivati i gabbiani

rondini

Questa mattina, verso le 6, per parecchi minuti mi sono divertito a osservare una mezza dozzina di rondini che si rincorrevano davanti al mio terrazzo. Chissà se giocavano, o se si disputavano qualche insetto per riempirsi la pancia nell’eterna lotta per la sopravvivenza!

Mentre le guardavo, m’è venuto alla mente quando, bambino, dalla finestra di casa lasciavo cadere piccoli fiocchi di cotone per regalare alle rondini, appena tornate a migliaia per riportarci la primavera, dell’ottimo materiale per costruirsi il nido. Non facevo in tempo a lasciare il batuffolo che subito una rondine del gruppo che volteggiava lì davanti in attesa del momento buono, si fiondava a prenderlo, quasi mi sfiorava le mani, e subito la vedevo sparire nel sottotetto dove aveva deciso di andare ad abitare per qualche mese. Per me era un gioco, e forse lo era anche per loro.

Rammento che quando con il mio grembiule nero, il fiocco azzurro e la cartella di cuoio sostavo davanti al portone della scuola elementare Goffredo Mameli della mia Marola in attesa della campanella che dava il via alla giornata, nelle mattine di bassa pressione, con le nuvole gonfie di pioggia, centinaia di rondini guidate da impettiti rondoni sfrecciavano quasi rasente il terreno, sopra il torrente Caporacca che allora divideva in due corsie la strada da San Vito all’Acquasanta; volavano a sfiorare il suolo e l’acqua del canale perché la bassa pressione costringeva gli insetti alati a stare bassi. Insomma, lì c’era da banchettare, quello era il ristorante delle rondini. Quante ce n’erano! Portavano allegria, con i loro voli gioiosi, con i loro stridi, con quel rincorrersi che assomigliava tanto alle corse sfrenate che facevamo noi bambini, libere loro nel cielo, liberi noi nei cortili e nelle strade.

I vecchi ci dicevano che dal volo serale delle rondini si capiva che tempo avrebbe fatto l’indomani: se volavano basse probabilmente sarebbe arrivata la pioggia, se stavano alte, avremmo avuto il sole. Tutta questione di pressione atmosferica: se era alta, gli insetti volavano alti, e lì le rondini avrebbero trovato la loro cena, altrimenti, se volevano riempire la pancia, dovevano stare basse.

A queste cose pensavo stamattina mentre osservavo quelle sei o sette rondini svolazzare davanti a casa. Poi sono comparsi i gabbiani, una ventina, con i loro gridi sgraziati, minacciosi, incazzati. Alcuni hanno occupato con prepotenza il cielo, correndo di qua e di là, mentre altri, con occhi cattivi, si impadronivano dei tetti lanciando ancora i loro gridi di conquista. E le rondini sono scomparse.

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