Due stelle nate a Spèza

lyda borelliPer un curioso gioco della casualità La Nazione è uscita oggi con due pagine della sezione nazionale culturale dedicate ad altrettante grandissime attrici del passato la cui storia, per una ragione o per l’altra, affonda le loro radici – naturali l’una, artistiche l’altra – in terra spezzina: Lyda Borelli ed Eleonora Duse. Per chi non lo sapesse, ecco il perché. Continua a leggere

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Le guardie contro il colera

 

Casa sanità 2

La Casa della sanità al ponte di sbarco nella Spezia di fine Ottocento

Osteggiato sin dall’inizio dalla popolazione, il lazzaretto del Varignano era stato costruito nel 1720 per fronteggiare un’epidemia di peste che stava imperversando in tutto il Mediterraneo e che già faceva stragi a Marsiglia e Tolone. In realtà, le aree destinate alla libera pratica erano due, due grandi edifici per l’isolamento uno dei viaggiatori e l’altro delle merci. C’erano poi due cappelle e un grandioso palazzo nel quale lavoravano e vivevano il commissario direttore e i dipendenti con le famiglie. Era costato la bellezza di quattro milioni di lire genovesi. Continua a leggere

Un americano sulla sprugola

Racconti Kafka

Traduzione di Henry Furst

Nascere a Spezia e morire a New York può essere non molto frequente e purtuttavia non troppo sorprendente; meno facile, direi, mi sembra il nascere a New York e il morire a Spezia, a patto che ciò non abbia una causa traumatica come una guerra, tragico destino che nel marzo del ’44 toccò per esempio ai quindici soldati americani della Operazione Ginny sbarcati nottetempo sulla riva di Framura, catturati dai tedeschi e fatti fucilare, nonostante indossassero le uniformi, dal generale Dostler (a sua volta poi giustiziato per quel crimine di guerra). Chissà, magari uno di quei ragazzi, quasi tutti italo-americani, era nativo di New York.

Ebbene, a quanto ne so uno dei pochi – l’unico? – a nascere a New York (11 ottobre 1893) e morire a Spezia fu Henry Furst, un giornalista, scrittore e regista teatrale. Continua a leggere

Cambiamenti climatici

naufragio

Il giorno di Natale del 1822 – poco meno di due secoli fa – la Liguria litoranea fu investita da un uragano d’inusitata violenza, una violenza mai vista da queste parti. “Non v’è memoria di più orrenda tempesta”, scrivevano i giornali per rendere l’idea dell’apocalisse che si era abbattuta sulla regione. Nel porto di Genova andarono perduti 45 bastimenti oltre a molti battelli, ma ce n’erano perlomeno un’altra quindicina che si disperava potessero tornare a navigare.

A Spezia erano affondati un pinco con carico di salacche, una filuca e un navicello con merci diverse provenienti da Livorno; al Cervo erano naufragati 16 bastimenti; nella rada di Arma un brigantino francese carico d’olio si era infranto sugli scogli, e nel disastro avevano perso la vita tutti gli uomini d’equipaggio, a cominciare dal comandante capitano Dupuy; a San Remo era colato a picco un brick francese mentre altri tredici bastimenti, due filuche, un liuto, un bovo, una tartana, due sciabecchi e sei battelli erano finiti a fondo ad Alassio, e undici altri legni erano stati distrutti a Porto Maurizio. Spaventose devastazioni lamentavano pure le popolazioni dell’interno.

Ma il ciclone aveva imperversato su un’area assai più vasta. Corrispondenze giornalistiche da Le Havre riferivano che «da tre giorni tutta la spiaggia fino a Fecamp è coperta di legnami e di mercanzie provenienti da navi che hanno fatto naufragio».

(Tratto da Gino Ragnetti, Ottocento – Quando Spèza divenne Spezia, Accademia lunigianese di scienze Giovanni Capellini, La Spezia, 2011)

Tutti pazzi per la ragazza

bubeDa vecchio guardone di scaffali delle librerie – un vizio che mi porto dietro da quando ho imparato a distinguere le lettere dell’alfabeto – ho notato che da qualche tempo a questa parte sulle scansie compaiono con una certa baldanza titoli che cominciano con un “La ragazza…”: La ragazza del treno, La ragazza italiana, La ragazza del lago, La ragazza tedesca… Ci ho fatto caso… per caso, perché non è che la narrativa contemporanea mi attiri in modo particolare; di solito in libreria perlustro con lo sguardo i settori riservati alla storia o alla narrativa nel primo Novecento, Steinbeck, Fitzgerald, Joyce, Calvino, Kerouac… In più, già che ci è offerta l’opportunità, caccia aperta nei siti librari online alla ricerca di chicche dei secoli passati. Capita di trovare davvero autentici gioielli, come sulle bancarelle dell’usato. Continua a leggere