Le guardie contro il colera

 

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La Casa della sanità al ponte di sbarco nella Spezia di fine Ottocento

Osteggiato sin dall’inizio dalla popolazione, il lazzaretto del Varignano era stato costruito nel 1720 per fronteggiare un’epidemia di peste che stava imperversando in tutto il Mediterraneo e che già faceva stragi a Marsiglia e Tolone. In realtà, le aree destinate alla libera pratica erano due, due grandi edifici per l’isolamento uno dei viaggiatori e l’altro delle merci. C’erano poi due cappelle e un grandioso palazzo nel quale lavoravano e vivevano il commissario direttore e i dipendenti con le famiglie. Era costato la bellezza di quattro milioni di lire genovesi. Continua a leggere

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Cavour sull’ermo colle

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Nella storia dei giorni dell’aprile 1860 che precedettero la scelta – determinante per il futuro di Spezia – della piana di San Vito quale zona in cui costruire l’arsenale, c’è una pagina opaca. Noi sappiamo che il primo ministro e ministro della Marina Camillo Benso conte di Cavour venne a Spezia per incontrarsi con l’allora capitano Domenico Chiodo con il quale doveva esaminare una volta per tutta la “Soluzione San Vito” quale sito per insediarvi lo stabilimento militare, proposta caldeggiata dal Chiodo stesso e osteggiata da altri. Continua a leggere

Il trenino ciuf ciuf

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Questa bellissima foto postata dalla cara amica Franca Antonima Coppelli nel gruppo Facebook Il golfo della Spezia nel Novecento, mi ha fatto venire voglia di parlare del famoso trenino che per 99 anni fece avanti e indietro lungo il litorale di levante del golfo, tra l’arsenale e San Bartolomeo, per trasportare prima gli operai che lavoravano negli stabilimenti militari e poi i bagnanti che frequentavano le spiagge dei leggendari Bagni dislocati fra il Canaletto e la stessa San Bartolomeo. Continua a leggere

Ecco dov’è l’oro dei nostri monti

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Cava Pozzi alti, A.A.S.M. S.Croce, monte Santa Croce (Fabiano)

“Marmo nero di fondo, con venature giallo oro disposte a grappoli, d’onde il nome tipico.” Così l’Annuario-guida per la provincia della Spezia, anno 1929, che aveva la direzione in Piazza Cavour 1, telefono 8-65, descriveva il marmo portoro, quel “meraviglioso materiale da decorazione che costituisce un monopolio invidiato perché in tutto il mondo non si estrae che nel golfo”, ed “è il marmo più pregiato che si conosca. Nemmeno il celebre Paonazzo di Carrara, né lo Schiros di Grecia possono stare al pari del nostro superbo calcare”. Continua a leggere

Dica trentatré

Le Asl dovevano ancora inventarle, quindi non c’erano direttori generali, né direttori amministrativi o direttori sanitari, e neppure c’erano distretti socio-sanitari con relativi direttori. Tuttavia la salute dei nostri nonni era ugualmente in ottime mani, a giudicare almeno dagli annunci pubblicitari che comparivano con regolarità sui giornali promettendo sensibili miglioramenti della condizione fisica quando non addirittura miracolose guarigioni da brutti malanni. Continua a leggere

L’incubo in bianco e nero

Crisi bomba

Per la serie “facciamoci del male”, ieri sera mi sono messo davanti alla tv. Non la guardo quasi mai, ma ieri ho voluto fare un ritorno al passato per rivivere un momento drammatico della mia vita, anzi, della nostra, cioè dell’umanità intera. Su Iris davano Thirteen days, la storia dei tredici giorni dell’ottobre 1962 che tennero il mondo con il fiato sospeso per quella che veniva chiamata la crisi dei missili di Cuba. Devo dire che temevo di peggio; temevo che l’emozione prendesse il sopravvento sull’abisso dei 54 anni trascorsi da allora, e invece la finzione cinematografica ha consentito che restassi lì, su quella comoda poltrona davanti alla Tv, e non per le strade di Spezia, ai giardini, o al bar dove invece vissi in quei terribili giorni del ’62. Forse perché il film era a colori, mentre la mia immagine televisiva di John e Robert Kennedy è sempre stata in bianco e nero. Ecco, se Thirteen days fosse stato in bianco e nero probabilmente avrei avvertito un insopportabile peso sul cuore, credo che avrei di nuovo provato il senso di disperante angoscia di quei giorni. Invece, grazie al Cielo, era solo un film. Continua a leggere

Il “Montagna”, tempio dello sport

Il Centro sportivo Montagna della Marina militare è passato alla città, da un paio di mesi o poco più è divenuto un parco a disposizione dei cittadini, nell’attesa di diventare poi parte integrante anche del campus studentesco allorché il polo universitario sarà trasferito dai Colli al complesso dell’ex ospedale militare. Ebbene, pochi giorni fa il Centro ha compiuto 55 anni, e allora mi piace ricordare l’anniversario con quello che scrissi sulla Gazzetta della Spezia, a quel tempo ancora un settimanale in edizione cartacea, in occasione del cinquantesimo compleanno l’11 febbraio del 2011. Continua a leggere

Un’estate lontana

Dans ce temps là, la vie était plus belle,
Et le soleil Pozzaleplus brûlant qu’aujourd’hui

Les Feuilles mortes

Oh, je voudrais tant que tu te souviennes,
Des jours heureux quand nous étions amis,
Dans ce temps là, la vie était plus belle,
Et le soleil plus brûlant qu’aujourd’hui.
Les feuilles mortes se ramassent à la pelle,
Tu vois je n’ai pas oublié.
Les feuilles mortes se ramassent à la pelle,
Les souvenirs et les regrets aussi,
Et le vent du nord les emporte,
Dans la nuit froide de l’oubli.
Tu vois, je n’ai pas oublié,
La chanson que tu me chantais…
C’est une chanson, qui nous ressemble,
Toi qui m’aimais, moi qui t’aimais.
Nous vivions, tous les deux ensemble,
Toi qui m’aimais, moi qui t’aimais.
Et la vie sépare ceux qui s’aiment,
Tout doucement, sans faire de bruit.
Et la mer efface sur le sable,
Les pas des amants désunis.
Nous vivions, tous les deux ensemble,
Toi qui m’aimais, moi qui t’aimais.
Et la vie sépare ceux qui s’aiment,
Tout doucement, sans faire de bruit.
Et la mer efface sur le sable
Les pas des amants désunis…

 

Caccia al nonno di Ottobre Rosso

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Caccia all’Ottobre Rosso? Sì, ma con una settantina d’anni di anticipo. Perché l’emozionante avventura che lo scrittore americano Tom Clancy ha fatto vivere nel bel mezzo dell’Atlantico al comandante sovietico Marko Ramius, un lituano pieno di dubbi sulla Guerra fredda, intenzionato a defezionare e a consegnare all’analista della CIA Jack Ryan il suo modernissimo sottomarino Ottobre Rosso, in realtà era, in un certo qual modo, un déjà vu. Con la differenza che quella “letta prima” non era una storia romanzata, bensì una storia vera. Continua a leggere

“Dica trentatré”… un secolo fa

Flaconi

Le Asl — anzi, le Ausl, come si dice — non c’erano ancora, quindi non c’erano direttori generali, né direttori amministrativi o direttori sanitari. Tuttavia la salute dei nostri nonni era in ottime mani lo stesso, a giudicare almeno dagli annunci pubblicitari che comparivano con regolarità sui giornali promettendo sensibili miglioramenti contro la tosse cavallina o contro il solito malvagio virus influenzale, quando non addirittura miracolose guarigioni da brutti malanni non stagionali. Continua a leggere