Gioiello o patacca?

KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERAAbbandonata in un angolo di quella che viene definita “piazzetta della memoria”, lo slargo tra Via Marsala e Via Biassa, nei pressi del duomo, alla Spezia, c’è una piccola vasca da bagno da qualcuno peraltro usata in modo improprio, come se fosse un cassonetto dei rifiuti o bacheca per messaggi amorosi tipo WhatsApp scritti però con il pennarello. A quanto se ne sa, prima di essere esposta in mezzo ad altri reperti, frammenti della storia della città, giaceva da tempo immemorabile, come mi assicura un amico milite della Pubblica assistenza, in un cantuccio dell’ex Convento di San Bernardino, da oltre cent’anni e sino alla fine del secolo scorso occupato appunto dalla P.a., e oggi sede del Museo etnografico e diocesano. Continua a leggere

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Lo spezzino, la cinesina, l’antico apuano

romani

Era malato di leucemia, e purtroppo per lui non c’erano molte speranze. Come estrema risorsa, pur sapendo che era come cercare un ago in un pagliaio, i medici avevano lanciato un appello per trovare un donatore di midollo. D’altronde la tecnica dei trapianti era agli albori e il sistema informativo era ancora molto artigianale per cui appariva un’autentica impresa trovare cellule compatibili con quelle del malato. Continua a leggere

Spezia e il grillo, amore a prima vista

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Chi di noi, bambini della Spezia degli anni Quaranta/Cinquanta, non ha mai fatto una bella corsa con un grillo lungo via Mazzini, tra il Boschetto e la pineta zigzagando in mezzo a imprudenti passanti? Ben pochi, credo. Ma quanti sanno che proprio la Spezia è stata tra le prime città di una certa importanza, dopo Reggio Emilia, a ospitare quel simpatico veicolo per il divertimento di tanti ragazzini? L’ho scoperto casualmente imbattendomi in questa intervista con l’inventore del mitico triciclo pubblicata sul Resto del  Carlino, edizione di Reggio Emilia, del primo febbraio ’84. Continua a leggere

La Spezia, l’ultima ad arrendersi

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Moto Guzzi TriAlce della Divisione La Spezia trainano cannoni d’accompagnamento da 65/17

Sono stati gli ultimi ad arrendersi. Gli ultimi di un armata sconfitta. Erano i superstiti della divisione di fanteria aeroportata La Spezia protagonista della battaglia finale in terra d’Africa: la difesa della linea del Mareth, nel sud-est della Tunisia, alle porte del deserto del Sahara. Non so, se ce n’erano, quanti fossero i soldati spezzini incorporati in quella divisione; sarebbe bello se qualcuno di quelli che c’erano sui facesse vivo e ci raccontasse la storia di quei tragici giorni di settantaquattro anni fa. Sarebbe bello sentirne la testimonianza. Continua a leggere