Il trenino ciuf ciuf

trenino

Questa bellissima foto postata dalla cara amica Franca Antonima Coppelli nel gruppo Facebook Il golfo della Spezia nel Novecento, mi ha fatto venire voglia di parlare del famoso trenino che per 99 anni fece avanti e indietro lungo il litorale di levante del golfo, tra l’arsenale e San Bartolomeo, per trasportare prima gli operai che lavoravano negli stabilimenti militari e poi i bagnanti che frequentavano le spiagge dei leggendari Bagni dislocati fra il Canaletto e la stessa San Bartolomeo.

Per pigrizia rubo dal mio Ottocento – Quando Spèza divenne Spezia (Accademia lunigianese di scienze Giovanni Capellini).

Il primo luglio del 1868 un trenino con le carrozze verdi cominciò a correre sul lungomare. Sulla fiancata dei vagoni non c’era la sigla della Società Alta Italia bensì la sigla FA, che significava Ferrovia Arsenalizia. Portava gli operai da Spezia al cantiere di San Bartolomeo e viceversa. Erano tre le vaporiere che facevano servizio su quella tratta, e ciascuna aveva un nome: “Domenico Chiodo”, “San Bartolomeo” e “Roma”. Agganciato alla locomotiva c’era il tender pieno di carbone, e dietro le carrozze, chiuse d’inverno, con balconcini davanti e di dietro, e aperte tipo belvedere d’estate. Dopo alcuni anni fu consentito di usare il trenino anche ai bagnanti che frequentavano gli stabilimenti balneari dislocati lungo la costa, stabilimenti che portavano nomi ben noti ai vecchi spezzini come il Selene (poi Municipali), il Nereide, l’Iride, l’Helios, il sofisticato Nettuno, il Sottufficiali.

Il trenino rimase in attività fino a dopo la seconda guerra mondiale, ma era destino che non dovesse arrivare al secolo di vita. Il 30 aprile del 1957 iniziarono i lavori per eliminare il binario fra l’arsenale e la Capitaneria di porto perché quel mezzo agli operai non serviva più e quindi era utilizzato solo dai bagnanti, perciò il capolinea cittadino fu spostato davanti ai Palazzi Statali, a levante della Capitaneria. Ma con la dirompente espansione dei cantieri navali uno dopo l’altro gli stabilimenti balneari furono smantellati e il trenino non ebbe più ragione di esistere. Fece l’ultima corsa il primo luglio del 1967, allo scadere di 99 anni esatti di onorato servizio.

Quel trenino è ricordati anche in una poesia di Fabio Virgilio intitolata O trenin de San Bartomè:

Vestì da arsenaloto, sto trenin

tüte e matine i s’en partiva fito

ae òto meno vinti dai giardin

portandone ao travagio sensa ’n cito.

Con na fiscciada i se scorlava tüto

caciando ’r füme, cen de presümì.

I arivava là, ae òto óe en pünto

portando noi aprèvo, e a chinàimo lì.

I vagon i g’avevo i barconeti

come quei dei trenin de Santa Fé;

i viagiava contento, e i fanteti

i ghe favo ciaamèlo de daré.

Aóa, poveéto, i se n’è andà

“Per raggiunti limiti d’età”, anca lü

da bon arsenalòto, rassegnà,

i è passà de de là, i ne gh’è ciü.

Delà, daré ar cargo d’arecordi

dove a g’avemo tüto, noi spezin,

arsenaloti di bassì e di bordi…

I n’ha pià ’n po’ de chèe, sto trenin.

 

Per i non spezzini, ecco la traduzione:

Vestito da arsenalotto questo trenino / tutte le mattine partiva presto / alle otto meno venti dai giardini  / portandoci al lavoro senza pagare un centesimo / Con una fischiata si scrollava tutto / gettando il fumo, pieno di importanza. / Arrivava alle otto in punto,

portandoci dietro, e scendevamo lì. / I vagoni avevano i balconcini / come quelli dei trenini di Santa Fé / viaggiava contento, ed i bambini, / gli facevano cicaleccio dietro /

Ora, poveretto se n’è andato / “Per raggiunti limiti d’età”, anche lui / da buon arsenalotto rassegnato / è passato di là, non c’è più. / Di là, dietro al carico di ricordi / dove ci abbiamo tutti, noi spezzini / arsenalotti dei bacini e delle navi… / Ci ha preso un po’ di cuore, questo trenino.

Il testo della poesia è tratto da vikiSpedia, la straordinaria enciclopedia wiki spezzina ideata da Massimo Tintori e alimentata da parecchi studiosi di storia della nostra terra.

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