Un genio ossessionato da Spezia

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Thomas Alva Edison e il suo fonografo

Thomas Alva Edison. Chi era costui? Semplice: era un genio. Un genio americano che – ecco la curiosa sorpresa per gli spezzini – per un certo periodo fu ossessionato da una parola, anzi da un nome, che gli impediva di portare a realizzazione una delle sue più grandi invenzioni: Spezia!

Per me, e credo non solo per me, questa, è una novità assoluta. L’ho scoperto grazie a un personaggio inglese piuttosto particolare, un pastore anglicano descritto come scrittore, occultista, astrologo ed esoterista nato a Forest Hill nel 1876 e morto a Nizza nel 1960. Questi, che si chiamava Francis William Wheeler, sul finire dell’800 emigrò negli Stati Uniti sistemandosi a Chicago dove fece il giornalista e dove nel 1903 ottenne la cittadinanza americana. Trascorso qualche tempo in Canada, dove collaborò con diverse testate, tornato a Chicago cambiò il suo nome in Francis Rolt-Wheeler e iniziò a studiare teologia ottenendo infine il dottorato. Ordinato pastore della Chiesa anglicana, per vent’anni esercitò l’ufficio di cappellano in un ospedale di New York.

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Pubblicità del fonografo

Al suo attivo ha anche un’importante produzione letterario-scientifica tra cui molti libri per ragazzi e una Storia dell’Universo in ben dieci volumi. Durante un lungo viaggio in Medio oriente cominciò a interessarsi di esoterismo diventando un’autorità in materia.

Mi sono un po’ attardato sulla storia di questo signore per chiarire che non si trattava di un individuo qualunque, il primo che passava per la strada, bensì di uno studioso molto accreditato, una persona quindi attendibile.

Quale relazione c’è dunque tra Francis Rolt-Wheeler, Thomas Alva Edison e la Spezia?

Lo sappiamo appunto da una delle opere dello scrittore, un libro intitolato Thomas Alva Edison pubblicato nel 1915 a New York da Macmillan.

In questo volume Rolt-Wheeler, come si capisce dal titolo, racconta la vita di uno dei più grandi genî della storia, uno scienziato-inventore-imprenditore (fondò la società Edison) che ebbe al suo attivo un migliaio di brevetti. Tra le altre cose Edison inventò la lampadina, il fonografo, un apparecchio mediante il quale il suono poteva essere registrato

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Il mitico magnetofono Geloso

meccanicamente, il cinetoscopio, un’apparecchiatura telegrafica a ripetizione per la trasmissione automatica dei messaggi, il microfono a carbone utilizzato per le cornette telefoniche, la batteria di accumulatori Edison.

e-grammofonoEbbene, una di quelle invenzioni, il fonografo, vale a dire il bisnonno dei moderni registratori e lo… zio del grammofono, fece ammattire lo scienziato. Come rivela Rolt-Wheeler il perfezionamento di quell’apparecchio procedeva molto lentamente perché si doveva fare in modo che la macchina registrasse correttamente e correttamente riproducesse le parole che le venivano dette, il che non era affatto facile.

«Uno dei principali motivi di ritardo – spiega Rolt-Wheeler – era un deficit all’apparenza irrimediabile del fonografo. Migliaia, decine di migliaia di prove di registrazione erano fatte. Tra le frasi più ricorrenti che Edison e i suoi collaboratori avevano cercato di fare correttamente registrare c’era “Mary aveva un piccolo agnello, agnello, agnello, AGNELLO”, tentativi che finivano sempre con lo scienziato che, molto contrariato, sbottava con un “Dannata bestia, non sai dire agnello”».

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Un giradischi a valigetta anni ’50

Ma c’era un’altra parola che proprio a quella macchina non andava giù: Spezia!

Scriveva infatti Rolt-Wheeler: «Un’altra parola della quale si devono essere stancati di sentire perfino i muri dei vecchi edifici era la parola Spezia, utilizzata innumerevoli volte nel tentativo di insegnare a quei primi fonografi a distinguere correttamente tra i due suoni della “esse” e della “p”».

Insomma, d’ora innanzi quando prendete in mano un registratore o un giradischi, ricordate che lì dentro che anche un pezzettino di Spezia!

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