Grazie, eroiche penne nere!

Da diverso tempo mi chiedo come sarebbe stato il nostro 25 aprile se l’8 settembre del ’43 a fare fallire i piani di Hitler non fossero rimasti eroicamente in campo, armi in pugno, poche migliaia di soldati italiani che portavano la penna nera sul cappello.

Mentre tutti scappavano, furono infatti loro, gli alpini della divisione Alpi Graie, a decidere invece di restare a difesa della principale base navale del Paese e a salvare quel poco che restava dell’onore e del potenziale bellico dell’Italia.

Attestati sulle rive del Magra e del Vara agli ordini del generale Mario Gorlier, che aveva insediato il suo comando a Vezzano Ligure, per molte ore fronteggiarono coraggiosamente una preponderante forza armata nazista composta da due divisioni di  fanteria e una poderosa aliquota della 1ᵃ SS Leibstandarte-Adolf Hitler, le truppe di élite del führer dotate di dodici carri armati, che il generale Erwin Rommel aveva proditoriamente dispiegato sui passi montani, dal Bracco al Centocroci, alla Cisa, con lo scopo preminente – in attuazione del Piano Achse voluto dal duce di Berlino – di catturare la flotta dell’ammiraglio Bergamini agli ormeggi nel golfo.

Intanto che tutt’attorno l’esercito italiano si disfaceva, furono dunque loro, gli alpini della Alpi Graie, a resistere all’ondata nazista per dare alla flotta il tempo necessario per mollare gli ormeggi e prendere il largo sfuggendo così alla cattura.

Ebbene, come sarebbe stato il nostro 25 aprile del 1945 se le unità da battaglia italiane – fondamentale e ormai unica moneta di scambio per ottenere dagli Alleati delle Nazioni Unite meno pensanti condizioni armistiziali, in realtà una resa vera e propria – fossero finite nelle mani del führer?

E allora viene da chiedersi: per quale ragione oscura l’eroismo delle quindicimila penne nere di Gorlier è stato sempre e pressoché del tutto ignorato alla Spezia?

E ancora: non sarebbe l’ora di rimediare?

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