Un codice d’onore

Quando tanti anni fa mi avvicinai al Ju-Jitsu (per abbandonarlo purtroppo troppo presto) lo feci non per sport, bensì per darmi delle arie con gli amici. Ora posso anche confessare questa debolezza, ma d’altronde avevo solo una quindicina d’anni, penso che sia comprensibile!

Però ci misi poco a imparare la lezione. Una delle prime cose che imparai era infatti che mai avrei dovuto abusare delle mie conoscenze del Ju-Jitsu per farmi bello o fare il bullo, e che anzi, nel caso in cui se ne fosse presentata la necessità, avrei sempre dovuto preoccuparmi di neutralizzare il mio avversario senza mai fargli del male.

Appresi così un codice d’onore importante: sarei sempre stato in grado di difendermi, però toccava a me decidere come farlo: se rendere inoffensivo l’avversario con un paio di semplici mosse, senza arrecargli alcun danno, se non nel suo amor proprio; ovvero metterlo fuori combattimento con qualche osso rotto, o peggio.

Chissà, forse il riferimento a vicende di questi giorni non è del tutto casuale.

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