Bandiera gialla nel golfo

Gli eventi di questo inizio d’anno – anno bisestile, ma guarda un po’! – ci fanno capire quanto sia facile passare dalla serenità all’inquietudine. “La natura si difende dalle offese che ogni giorno gli facciamo patire”, ammonivano i vecchi. E allora la natura si difendeva seminando malacci vari dall’Asia all’Europa, a cominciare dalla peste per passare al colera senza dimenticarsi della lebbra o dello scorbuto o del vaiolo.
Ma come si difendevano le comunità da queste insidie? Con l’isolamento, le quarantene. Proprio come oggi.
Per quanto ci riguarda, ai primi del Settecento Genova si difese costruendo un grande lazzaretto… alla Spezia, e più precisamente al Varignano. Lì uomini e merci arrivati su navi provenienti da Paesi “a patente sospetta” dovevano essere ricoverati appunto per trascorrervi la quarantena. Ma siccome all’epoca la morte veniva soprattutto dal mare, la Repubblica pensò anche a stendere una sorta di cordone sanitario lungo tutta la coste. Una misura costosa, ma tutto sommato efficace. Vediamo com’era.

Il complesso del Varignano durante la degenza/prigionia di Garibaldi ferito a un piede

Osteggiato sin dall’inizio dalla popolazione, il lazzaretto del Varignano era stato costruito nel 1720 per fronteggiare un’epidemia di peste che stava imperversando in tutto il Mediterraneo e che già faceva stragi a Marsiglia e Tolone. In realtà, le aree destinate alla libera pratica erano due, due grandi edifici per l’isolamento uno dei viaggiatori e l’altro delle merci. C’erano poi due cappelle e un grandioso palazzo nel quale lavoravano e vivevano il commissario direttore e i dipendenti con le famiglie. Era costato la bellezza di quattro milioni di lire genovesi.
Gli abitanti dei paesi lo tenevano d’occhio con sospetto, perché temevano che da lì potesse sfuggire e propagarsi qualche terribile morbo, invece proprio il lazzaretto riuscì quell’anno almeno a preservare la città e il golfo da un’ecatombe. Il primo di giugno proveniente dal porto di Retino, nell’isola di Candia, arrivò al Varignano il brigantino N.S. di Loreto al comando del capitano Francesco Ferrando. La nave aveva appena dato fondo che dovette alzare la bandiera gialla perché a bordo si stavano manifestando alcuni casi di peste. Per fortuna il rigido regolamento imposto fin dal 18 settembre del 1722 dal magistrato di Sanità riuscì a evitare che il batterio debordasse dalle murate del brigantino infiltrandosi fra la gente a terra. E gli spezzini furono salvi.

Le casette della Dogana e della Sanità alla radice della banchina Revel (dipinto di Agostino Fossati)

Il cordone sanitario steso lungo le coste si basava su una serie di presìdi di miliziani alle dipendenze dei Commissariati di Sanità. Allorché Matteo Vinzoni nella prima metà del ’700 redasse la sua “Pianta delle due riviere” il litorale spezzino era così controllato: Commissariato di Moneglia fino alla spiaggia di Deva (Deiva Marina); Commissariato di Bonassola dalla spiaggia di Deva alla Valle Santa di Levanto; Commissariato di Levanto dalla Valle Santa de Torbiani, o de Molinassi, alla punta del Capo del Mesco; Commissariato di Monterosso, detto anche delle Cinque Terre, da punta di Capo del Mesco a dopo il Monte nero, dirimpetto allo scoglio Ferale; Commissariato di Portovenere dal Ferale fino a San Vito di Marola (con presidi all’Albana, Acquafredda, Pozolo (Pozzale) della Palmaria, San Pietro, Olivo, Casa de Lamorati, punta della Cala dei Corsi, Punta del Varignano, scalo di N.S. delle Grazie, S.Andrea o forte del Pezzino, Panigaglia, Fezzano, Cadamare, Punta di Marola, San Vito); Commissariato della Spezia da San Vito alla punta dell’Ocapelata, litorale pressoché tutto a spiaggia, guardato dai posti ubicati a: la Piastra o Nostra Signora del Porto in casetta di materiale con due guardie di giorno e quattro di notte, uomini forniti da Pegazzano e Fabiano con otto caporali e 230 soldati; del Sbarco (Ponte) antistante la città (attuale banchina Revel), casetta di materiale con due guardie di giorno e quattro di notte, uomini forniti dalla Spezia suddivisa in quattro Capitani di Quartieri, facendo in tutto 180 soldati; San Cotardo, in una bottega dei signori Federici per la quale la comunità di Marinasco pagava la pigione, due guardie di giorno e quattro di notte, otto caporali e 300 soldati messi a disposizione da Marinasco; dell’Isola, casetta di materiale quattro guardie (complessivamente sei caporali e 200 soldati) della Comunità di Isola; di San Venero agli Stagnoni o ai Pradazzi, in casetta di tavole sulla strada che passa a Sarzana vicino alle Profondare, quattro guardie di San Venero (due caporali e 160 soldati); alla Rossa due guardie di giorno e di notte; di Mussano (Muggiano) in casetta di materiale tre guardie di giorno e di notte; San Bartolomeo quattro guardie di giorno e di notte più un deputato e una ronda; del Cesino, in una grotta, tre guardie di giorno e di notte, quindici deputati a vicenda un giorno per ciascuno, uomini forniti da Arcola e Pitelli (otto caporali e 200 soldati).

Vigilavano inoltre sulla salute pubblica le Ronde di Spezia, sessanta uomini, due per ogni notte, che controllavano i vari posti di guardia, novanta Deputati, tre per ogni giorno, uno a San Cotardo, uno allo Scalo e l’altro per i posti di terra situati a Porta Genova dove vigilavano due guardie al giorno; in fondo alla Bottagna con due guardie e un Deputato di Vezzano; e all’Ospitaletto di Arcola, con due guardie e un Deputato arcolano.

Il Commissariato di Lerici andava dalla punta dell’Ocapelata a Tellaro con posti all’Ocapelata con un caporale e tre soldati di notte e un caporale e due soldati di giorno forniti da San Terenzo; Castello di San Terenzo con due caporali e 90 soldati a rotazione; al Cavo due caporali e 40 soldati forniti da Pugliola, Barcola, Solaro e Bagnola; a Botri (quattro guardie); a Spontone (quattro guardie di notte); alla Calata di Lerici, posto della sanità armato di quattro spingarde, con due deputati e due guardie di giorno e un caporale e sei guardie di notte; sotto il convento di Maralunga (quattro guardie di notte); alla Torretta di Maralunga (due guardie di giorno e quattro di notte). Qui operavano 44 ronde, ogni notte due per il Levante e due per il Ponente, con 64 Deputati. Altri posti di guardia: Maramozza, Fiascherino, Fregiano e Tellaro.

Posti di terra: Piazzale Guardie di San Terenzo, Porte di Carpeneto di Lerici, e Barcola.

Commissariato di Sarzana: da Tellaro al confine con Massa. Posti di guardia: Santa Croce con sei guardie di giorno e di notte; San Siro con quattro guardie giorno e notte; San Fedele idem; San Lorenzo idem; San Giovanni idem; San Bernardo idem; San Rocco idem; al termine di San Giorgio sulla strada Romana, “in baracone di tavole con barriera di rastelli rimpetto a quelli del Ducato di Massa”, cinque guardie giorno e notte. Questo posto di frontiera era «solamente soggetto all’Ill.mo sig.r Commissario di Sarzana, al quale è appoggiata l’incombenza della quarantena per le persone che s’introducono nello stato del deto rastello».

Alla Porta della città di Sarzana c’era una barriera guardata in due baracche di legno «da due Uomini Contadini di Sarzana di giorno e con l’assistenza di un Cittadino per Capo e due Artigiani; un Deputato per le bollette salariato dalla Città a L. 18 al mese che vi assisteva giorno e notte in Casa dirimpetto alla Porta della città situata dentro la Barriera, per cui la Città pagava L. 3,10 di piggione. Non era custodita da Guardie la notte detta Barriera perché si serrava».

Testo tratto da Gino Ragnetti, Ottocento – Quando Spèza divenne Spezia,
Accademia lunigianese di scienze “Giovanni Capellini”, 2011.