Quel bambino sotto le bombe

Da diversi anni ogni sabato compro all’edicola La Lettura, splendido supplemento culturale del Corriere della sera (quello uscito oggi è il numero 420), un settimanale davvero ricco di contenuti molto interessanti. Di solito è la prima cosa che leggo appena tornato a casa, ma sabato 30 novembre è accaduto qualcosa che mi ha distolto dal solito rito. Ricordo soltanto che in quei giorni avevo un sacco di lavoro da fare, impegni che si affastellavano l’uno sull’altro, roba da scrivere, email da mandare e da leggere, bozze da correggere… insomma quel sabato quasi senza pensarci m’è capitato di mettere La Lettura (numero 418) in un angolo della mia incasinatissima scrivania ripromettendomi di leggerla appena possibile.

Morale della favola, stamane rincasato dopo la quotidiana puntata all’edicola mi è tornato alla mente quel numero 418 dimenticato da qualche parte. Lo scovo in un cassetto, lo sfoglio e… ecco la sorpresa. Alle due pagine della rubrica Percorsi (biografie, inchieste, reportage, racconti) c’è una graphic novel di Giancarlo Caligaris intitolata Le mani dell’uomo delle mani, e una delle bellissime tavole (tratta da una ben conosciuta fotografia) mi balza subito agli occhi: la nostra Spezia, il golfo, sotto le bombe!

Ma non è una storia di guerra. È invece la storia di un bambino – Renzo – il quale nella primavera del ‘43, uscito da scuola, ebbe l’avventura di finire sotto un bombardamento degli apparecchi della Raf. Soltanto per un miracolo fu salvato senza un graffio da sotto le macerie di un palazzo che gli era appena crollato addosso, ma quanto la polvere si posò, attorno a sé trovò solamente rovine e corpi straziati. Fu allora, davanti a quelle scene, che il bambino giurò a se stesso che avrebbe dedicato la sua vita a rimettere insieme pezzi di esseri umani. “Voglio aggiustare i corpi rotti”, rispose al nonno che gli chiedeva cosa volesse fare da grande.

Quel ragazzino era Renzo Mantero, futuro chirurgo, l’uomo che diventerà famoso in tutto il mondo come il mago delle mani.

«Diceva il chirurgo Mantero (1930-2012) – racconta La Lettura – che “la mano è uno strumento più perfetto di quanto l’uomo non si meriti”. A quell’arto dedicò la vita: “Può fare 40 milioni di movimenti. Serve ai ciechi per vedere, ai muti per parlare. E non ha senso riparare una mano se non si conosce a chi appartiene”».

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