C’eravamo tanto amati!

Dunque, ci avviciniamo alle elezioni. Domenica prossima andremo a votare per rinnovare il parlamento europeo a conclusione di una campagna elettorale che da tempo, in Italia, non vedevamo tanto stupida, tanto vuota, una campagna nel corso della quale si è discusso di tutto tranne che di Europa. Abbiamo sentito parlare persino di pannolini dei bambini, assorbenti e latte in polvere… Sono mancati i lecca lecca e i preservativi, ma forse se li sono tenuti da parte per la prossima volta. Fanno sempre un certo effetto!
Insomma, abbiamo assistito a grandi manfrine dei soliti noti in una sorta di politica fantasiosa, più che creativa, una contesa fra chi la vuole calda, chi la vuole fredda, chi la vuole tiepida.
A ben vedere, però, qualcosa di nuovo c’è stato. Mi riferisco ai continui litigi fra quelli che all’inizio – ecco la grande novità – non perdevano un’occasione per definirsi grandi amici; tanto amici, tanto corretti, tanto fedeli, che per stare insieme avevano sentito persino il bisogno di firmare un contratto. Per la verità un contratto con gli italiani lo aveva già stipulato anche Silvio Berlusconi, ma tutti a quel tempo si erano messi a ridere, giudicandolo una grande macchiettata. Per questi no! Chissà perché, per costoro – malgrado il nume tutelare, quindi, è da presumere, l’ispiratore politico, fosse un comico – quel contratto era invece un’altra cosa, una cosa seria.
Ebbene, vedremo dopo domenica se davvero sono persone serie.
Dicevo infatti che mai come in questa campagna elettorale non gli avversari, il che sarebbe assolutamente normale, bensì gli alleati, non hanno fatto altro che litigare dicendosene di tutti i colori.
Ecco, appunto: un litigio continuo.
Ma un litigio vero, o, come sospettano molti osservatori della politica, una commedia messa in scena tanto per nascondere la polvere sotto i tappeti, tanto fumo negli occhi per nascondere agli elettori italiani questioni ben più serie, come l’infantile e ridicola spedizione del vice presidente del consiglio Luigi Di Maio in Francia per omaggiare alcuni capetti dei gilet juanes (Parigi, ricordo, ha immediatamente richiamato in patria il suo ambasciatore a Roma, evento che non accadeva dal 10 giugno 1940, quando Mussolini dichiarò guerra alla Francia); o l’esilarante “scoperta” che in una vasta area francofona africana aveva corso legale – da sessant’anni – il franco francese Cfa, (Comunità Finanziaria Africana); o il tunnel del Brenero; o il voto salvavita grillino (onestà! onestà! onestà!) per evitare al signor Matteo Salvini di doversi presentare davanti ai giudici a rispondere del reato di sequestro di persona per il caso Diciotti; o l’inchiesta per corruzione a carico del sottosegretario leghista alle infrastrutture e trasporti Armando Siri; o lo spread che torna a volare; o lo strazio di Roma; o una situazione economica ormai allo sbando; o i flop del reddito di cittadinanza e della flat tax. Per non parlare dei conati fascisti che hanno preso a disgustare gli italiani, e non per colpa dei partiti di opposizione.
Insomma, vai con le cortine fumogene dei continui litigi su questioni più o meno futili, affinché agli italiani non saltasse il ticchio di andare per davvero a vedere le carte in mano ai due presunti contendenti.
Ma ecco che dai e dai, anche le campagne elettorali prima o poi finiscono, e arriva l’ora della resa dei conti.
Dopo il voto di domenica, sapremo infatti se quei continui litigi fra “quasi” fratelli – “Com’è bravo Giggino“… “Com’è corretto Matteo” – erano veri o erano fasulli.
Lo sapremo perché nel primo caso “Giggino” e “Matteo” continueranno a baccagliare come o più di prima, mentre nel secondo, dopo avere continuato per un paio di settimane a mandarsi a quel paese tanto per salvare la faccia, faranno finta di fare pace, magari firmando un altro contratto.
A quel punto tuttavia gli italiani finalmente sapranno.
Sapranno cioè se durante questa lunga campagna elettorale che è ormai quasi alle spalle i due compari li avranno presi o no per i fondelli.
Perché ove i litigi fossero stati seri, beh, difficilmente i due contrattisti potrebbero continuare a vivere insieme avvinti come l’edera. Una crisi di governo sarebbe inevitabile.
Se invece quei litigi cessassero di botto, rivelandosi di conseguenza come una messinscena a puri scopi elettorali, allora persino i pasdaran grilloleghisti non potranno che riconoscere di essere stati presi bellamente per i fondelli! E magari qualcuno si pentirà della fiducia malriposta.
Basta aspettare, il tempo è galantuomo!