Il bimbo, il re nudo, e noi

In un Paese lonttano lontano lontano c’era una volta un re piuttosto vanitoso che amava indossare dei bei vestiti.
Ebbene, era un radioso mattino, si racconta, quando in città arrivarono due stranieri che dicevano di essere dei sarti molto abili e che affermavano di saper tessere la stoffa più bella e originale che mai si potesse immaginare. Non solo i colori e i disegni erano straordinariamente belli, ma i vestiti che si facevano con quella stoffa avevano la magica particolarità di diventare invisibili agli uomini che non erano all’altezza del loro ruolo, e a quelli molto stupidi.
I due si misero allora al lavoro fingendo di passare al telaio dei tessuti che però in realtà nessuno vedeva, e benché la cosa suscitasse parecchie intime perplessità, nessuno osava tuttavia denunciare l’inganno per il timore di essere considerato un incapace o uno stupido.
La notizia delle meraviglie che in apparenza quei due sapevano fare arrivò anche al re, il quale volle a tutti i costi sfoggiare dei vestiti confezionati con quelle fantastiche stoffe delle quali tutti parlavano, stoffe che c’erano, bellissime, si asseriva, ma che a dire il vero nessuno riusciva a vedere. Poteva il re dimostrarsi uno sciocco svelando l’inganno?
E così, indossati gli splendidi abiti, il sovrano uscì gongolante dalla reggia e aprì il corteo sotto il suo sfarzoso baldacchino, e la gente che lo omaggiava per strada o alle finestre si lasciava andare a entusiastiche esclamazioni: «Che meraviglia i nuovi vestiti del re! Che splendido strascico porta! Come gli stanno bene addosso!».
I cittadini non volevano insomma lasciare intendere che, secondo loro, non c’era proprio niente da vedere, perché altrimenti avrebbero dimostrato di essere stupidi o di non essere all’altezza dell’incarico ricevuto o del ruolo che era stato loro assegnato dalla Corte nella società.
Poi, però, d’un tratto l’incanto si ruppe.
«Ma non ha niente addosso, il re è nudo!» esclamò improvvisamente un bambino che con il papà stava assistendo al passaggio del corteo reale.
«Signore, sentite la voce dell’innocenza!» replicò allora il padre. E ognuno dando di gomito al vicino sussurrava che quel bambino aveva detto che il re non aveva niente addosso, che era nudo!
«C’è un bambino che dice che il re non ha niente addosso, dice che il re è nudo!», mormorò allora il vicino a un suo vicino. E il mormorio divenne un coro.
«È vero – gridò allora all’unisono la folla – non ha proprio niente addosso! Il re è nudo!».
E il sovrano rabbrividì, perché comprese che erano nel vero, che lui era effettivamente nudo. Nondimeno, in fretta rifletté: «Ormai devo restare fino alla fine, devo fare finta di niente».
E così si raddrizzò ancora più fiero, e i ciambellani e i servi lo seguirono reggendo uno strascico che non c’era.

Morale della favola: vai avanti, Greta, non dare ascolto a tutti noi adulti colpevoli di avere rovinato il “vostro” pianeta, e che per l’ottusa incapacità di riconoscere il nostro errore continuiamo imperterriti a marciare su una strada che, lo sappiamo, ci porta dritti dritti al disastro! (vedi qui)

Dunque, avanti, Greta, andate avanti, tutte le Grete del mondo. Non date ascolto agli idioti, ignorate i servi e i giullari e, se vi dovesse capitare, non risparmiate una bella pedata nel sedere ai ciambellani. La Terra, Gaia, ve ne sarà grata.

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