Missili e milioni, cos’è meglio?

Di Maio

Ieri, dopo tanti anni di grigiore, ho avuto la fortuna di assistere a un’altissima lezione di politica internazionale. Al tempo d’oggi non capita infatti tutti i giorni di ascoltare un così raffinato ragionamento sulla situazione della crisi mondiale in atto e soprattutto di vedersi indicare con tanta lucidità la strada migliore – anzi, l’unica – per uscirne.

Per chi ha avuto la ventura di sentire parlare personaggi come Andreotti, Saragat, Spadolini, Pertini, Berlinguer, Craxi, Forlani, Cossiga, La Malfa, Moro, Malagodi, ecc. è stata senza dubbio una gradita sorpresa scoprire che malgrado l’imperversare della moderna cultura un tanto al chilo dei social ci sia ancora nel nostro Paese qualcuno che possegga una capacità di pensiero di tale levatura.

L’onorevole Luigi Di Maio, dirigente di spicco del M5S, probabile candidato premier per gli stessi pentastellati e – non ultimo – vicepresidente della Camera dei deputati della repubblica italiana, riferendosi al bombardamento ordinato da Trump in Siria ha dichiarato quasi a reti unificate:

“Tenete presente che i missili lanciati ieri dagli Stati Uniti ci costano circa 60 milioni di dollari. Se avessero sganciato 60 milioni di dollari in banconote verso le popolazioni in difficoltà, non le avrebbero aiutate di più?”

Che dire a fronte di una così elevata analisi politica? Un autentico talento! Chapeau!

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