L’Italia? Morta e sepolta

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Parecchi anni fa parlavo con un amico della situazione del nostro Paese, e gli dicevo di scorgere grosse nuvole nere all’orizzonte, foriere di un domani con certo rassicurante. Gli confessavo che, a mio modo di vedere, la politica italiana aveva preso una brutta piega, uno scadimento che non prometteva nulla di buono, e ciò lasciava presagire un futuro alquanto buio per il nostro Paese: un’auto senza una guida solida, prima o poi va a sbattere, non c’è scampo. “Mah, ho l’impressione che tu sia un po’ troppo pessimista”, mi rispose l’amico, amico che si chiamava Flavio Bertone, Walter per chi gli era più vicino, uno dei più carismatici leader del Pci non solo spezzino, e a quell’epoca vicesindaco – lui sarzanese – della Spezia. Eravamo alla metà degli anni Ottanta.

Sono trascorsi venticinque anni da allora, e con sgomento mi guardo intorno. Sono infatti profondamente persuaso che per l’Italia, l’Italia come l’abbiamo vissuta, sofferta e amata noi, non ci sia più speranza. Mi sbaglierò, ma ormai è già morta e sepolta.

Vediamo perché, e poi ditemi se aveva ragione l’amico Walter, se davvero ero io a vedere troppo nero. Continua a leggere

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L’Ottocento in ebook

allons-copertinaCari amici vicini e lontani, come diceva Nunzio Filogamo, leggendario annunciatore della prima Tv, quella dei nostri indimenticabili, bellissimi anni Cinquanta, ho una notizia da darvi: ho preparato per voi, soprattutto per gli amici che vivono fuori Spezia, una piccola sorpresa che spero sia di vostro gradimento.
Come alcuni di voi già sanno, grazie al sostegno dell’Accademia lunigianese di scienze “Giovanni Capellini” nel 2011 ho pubblicato Ottocento – Quando Spèza divenne Spezia, un libro nel quale è raccontata la storia della nostra città, della provincia e anche dei dintorni, nel secolo che vide la Grande Trasformazione, cioè lo stravolgimento del golfo provocato dalla costruzione dell’arsenale e di tutti gli altri insediamenti militari, il passaggio cioè da una piccola città ligure che si stava costruendo un radioso futuro turistico alla grande città piemontese indissolubilmente legata a un’economia industriale. Continua a leggere