Champagne per troppi dopo il funerale

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Ho visto in Tv che molti sostenitori del No hanno festeggiato la vittoria facendo saltare tappi di spumante. Più che comprensibile: erano in tanti, ma davvero tanti, a fare baldoria nella notte passata.

Insieme a tanto popolo, hanno festeggiato più o meno pubblicamente tutti i leader del No, da Berlusconi a D’Alema, da Salvini a Bersani, da Meloni a Grillo, da Brunetta a Vendola, ecc., e con essi, possiamo starne certi, c’erano, perlomeno con il cuore che trasudava gratitudine, anche i 315 senatori che hanno potuto tirare un gran sospiro di sollievo: il posto a Palazzo Madama era salvo. Secondo voi, quanti di questi 315 hanno votato sì?
Quindi a brindare c’erano i 64 componenti del consiglio del Cnel – costo: venti milioni l’anno, quaranta miliardi di lirette – che in sessant’anni hanno prodotto la bellezza di 970 documenti, ben sedici all’anno, braccia e cervelli evidentemente sottratti a più proficue e gratificanti mansioni. Sono decenni che si parla di abolire il Cnel, e invece è sempre lì, vivo, vegeto e costoso.
E ancora, tra i festeggianti, le centinaia di consiglieri regionali, che diventano migliaia di persone se aggiungiamo mogli, figli, nonni, zii, nipoti a parenti tutti, i quali hanno davvero più di cinquemila ragioni per festeggiare per lo scampato pericolo: oggi, per esempio, i “deputatini” liguri percepiscono 8.880 euro lordi al mese (fonte Regione Liguria), mentre se fosse passata la riforma costituzionale avrebbero visto scendere il loro salario al livello del sindaco del capoluogo regionale (in questo caso Genova) vale a dire 3.666 euro lordi al mese. Più che giustificati, dunque, i brindisi non certo con spumante bensì, crepi l’avarizia, con champagne d’annata. Anche perché con la bocciatura della riforma è stata buttata in cantina pure la mannaia che doveva calare sui rimborsi delle spese sostenute per attività politica dai gruppi consiliari regionali, soldini (nostri) con i quali invece non pochi di loro si compravano mutandine sexy, collezioni di vini pregiati stranieri, si pagavano colazioni, pranzi e cene con parenti, amici e conoscenti, saune, massaggi, palestra, soggiorni in resort, vacanze in località esotiche. Qualcuno con i soldi elargiti per rimborsi politici si è perfino comprato una raccolta di fumetti, mi pare di Tex Willer. Pure in questo caso, scampato pericolo: la riforma ne prevedeva infatti l’abolizione.

Secondo voi, come ha votato tutta quella gente?

Insomma, di quel 60 per cento di voti del No, una buona maggioranza era mossa da intenti più che condivisibili – riforma pasticciata, troppo potere a una sola persona o a un solo partito, rischio di svolta autoritaria e via discorrendo – ma una non trascurabile aliquota ha votato No per finalità assai meno nobili, cioè, se vogliamo dirla tutta, per meri interessi di bottega.

Peccato, perché con lo spacchettamento della riforma certi vergognosi privilegi sarebbero finalmente venuti a cessare. E dubito assai che un’occasione del genere capiterà di nuovo in tempi accettabili.

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