Yacht e bella vita al posto dell’Enel

Enel massimoDunque l’Enel sbaracca, smonta (si spera) gli impianti di Ferrarezzola, e abbandona Spezia. Saranno baci e abbracci, al momento dell’addio, o furibonde liti con corollario di carte bollate?

I dubbi sono leciti, perché a Spezia abbiamo già avuto brutte esperienze di divorzi all’italiana; esperienze legate soprattutto, guarda caso, proprio alla dismissione di stabilimenti energetici, come la raffineria di Arcola e quella della Ip situate, al pari della centrale Enel, a due palmi dai centri abitati. Chiuse le loro attività industriali, gustata la ciccia sin in fondo, le aziende proprietarie hanno gettato l’osso, e arrivederci e grazie. Anzi, senza grazie.

E sappiamo bene quanto la gente che vive attorno alla oggi desolata area ex Ip, “abitata” solo dalle Terrazze e dal mega distributore di benzina, abbia penato durante la rimozione delle terre inquinate.

E adesso tocca all’Enel, il cui destino sembra scandito dal suono delle fanfare: fanfare festose nel 1962, con sventolio di bandierine tricolori da parte dei bambini delle scuole elementari, poveri innocenti sempre usati e abusati per le parate dei grandi, il giorno in cui l’Edison Volta aprì gli scarichi delle quattro ciminiere, e fanfare altrettanto festose, presumibilmente, quanto chiuderà.

Insomma, ancora una volta abbiamo una Spezia sedotta e abbandonata, si direbbe.

Ma in questo caso, almeno, nessuno piangerà, perché nessuno dovrà perdere il posto di lavoro.

Semmai è il futuro che qualche pensiero lo dà. Già ora fatichiamo a “riempire” l’area ex Ip. Che cosa si potrà fare nella piana di Ferrarezzola? Come utilizzare quei 72 ettari, un’area estesa quasi quanto l’arsenale di Cavour (85)?

Per la verità il giochino è già cominciato e quasi fosse una precoce primavera assistiamo allo sbocciare delle prime idee, come fossero dei bucaneve. C’è chi suggerisce di costruirci il nuovo stadio, chi una Spezialand, una specie di cittadella dei giochi stile Gardaland, per non allargarci troppo. Suggerimenti che però non tengono conto di alcuni dati di fatto: tanto per cominciare, è sempre rischioso fare i conti senza l’oste, e siccome quello è un terreno privato, occorrerà fare i conti con il proprietario, cioè l’Enel. Il quale Enel si è affrettato a fare sapere che non ha alcuna intenzione di restare lì con attività che non rientrino nel suo core business. In secondo luogo, se vogliamo progettare un riuso a fini essenzialmente economici della valle in questione, detta oggi Vallegrande, quelle che verranno lì avviate dovranno essere attività altamente remunerative sotto il profilo occupazionale, requisiti che né il nuovo stadio né Spezialand mostrano di possedere.

Si prospetta dunque un’autentica nuova frontiera per la Spezia del Duemila, un’esaltante avventura per affrontare la quale non dobbiamo farci trovare impreparati.

Ma possiamo forse ritenere che le istituzioni, il Comune in primis, ma anche le grandi organizzazioni dell’industria, dell’artigianato, del commercio, della finanza non stiano già mettendo sotto pressione le meningi? Siamo davvero convinti che la ormai prossima disponibilità di un’area del genere non abbia da mesi alimentato pensieri, piuttosto che parole?

“Io credo che dal punto di vista delle infrastrutture un’area di quelle dimensioni sia unica in Italia”, dice il sindaco Massimo Federici, ricordando che essa “è a due palmi dal porto, dalle ferrovie, dalle autostrade, dai grandi e piccoli porti turistici, da un ottimo tessuto industriale”. C’è insomma tutto per sbizzarrirsi alla grande. Tenendo però i piedi per terra se vogliamo evitare scivoloni tipo quello dell’area ex Ip.

“È intanto importante che la proprietà ci informi per tempo delle sue intenzioni, evitando di ridursi all’ultimo momento”, aggiunge il sindaco. Perché, appunto, c’è un proprietario con il quale fare i conti, e al limite il proprietario potrebbe di sbaraccare gli impianti e prendersi un periodo di mesi (o anni?) per riflettere con calma, con molta calma, sulle decisioni da adottare in merito. Eventualità che ovviamente la città non potrebbe neanche prendere in considerazione. Occorre pertanto andare ad una trattativa e, tenuto conto che il maggiore azionista di Enel è il Ministero dell’Economia e delle Finanze, è chiaro che per un’operazione di quel tipo al tavolo del negoziato non potrà non sedere un rappresentante del governo, anche perché lì si giocherà larga parte del futuro della seconda città della Liguria, e quindi a qualche conclusione positiva per tutti dovrà alla fine si dovrà arrivare.

Ma si può rischiare di andare a una trattativa senza avere niente in mano? Senza avere cioè qualche idea per apparecchiare quel tavolo?

Trattandosi di futuro, è evidente che si dovrà parlare di tecnologie avanzate, e soprattutto di tecnologie green, di sviluppo della logistica portuale e della nautica da diporto.

“Su questa vicenda dovrà essere coinvolta tutta la città, penso a un convegno globale nel corso del quale si possa discutere e decidere quale sarà la Spezia di questo secolo”, anticipa Federici. E poi, senza voler dare l’idea di tirare fuori il coniglio dal cilindro, quasi in un sussurro per il timore di dirla troppo grossa, butta lì un “si potrebbe per esempio portarvi il mare!”.

Pare di sentire Steve Jobs quando esortava “stay hungry, stay foolish”, “non accontentatevi, non siate mai sazi”, ma anche, “puntate sempre in alto”. In fondo, sono le idee folli che hanno cambiato il mondo. E allora, perché non pensare di “portare il mare” là dove oggi c’è l’immenso e ormai scarsamente utilizzato stabilimento dell’Enel?

Si dice sempre che Spezia non ha più il mare! Beh, in futuro,  chissà, si potrebbe arrivare fino alle Pianazze con lo yacht, magari solo per fargli fare il tagliando!

Ecco il… coniglio! Una grande darsena, oltre il carbonile Enel, raccordata con un canale navigabile a quella di recente realizzata ai Pagliari per ospitarvi attività legate alla nautica da diporto, ma anche al turismo e al tempo libero con ristoranti, alberghi, locali per il divertimento e aree per lo sport.

Intendiamoci, al momento è solo un’idea, o forse qualcosa di più di un’idea, tant’è vero che alcune importanti imprese hanno già manifestato un certo interesse. Insomma, se è vero che qualcosa bollo in pentola, è pure vero che il punto di cottura è ancora lontano.

Una pazza idea?

Non tanto, se si pensa che già quasi 150 anni fa un giovane ingegnere fiorentino immaginò qualcosa di molto simile. Si chiamava Amerigo Raddi (1853-1929) ed entrò nelle storia spezzina a soli 35 anni mostrando che forse le visionarie ispirazioni di Steve Jobs – stay hungry, stay foolish – non erano tanto nuove. Nel 1887 Amerigo venne a Spezia e prese a collaborare con l’architetto Erminio Pontremoli al progetto di ampliamento del piano urbanistico di Migliarina e Migliarina a Mare (l’odierno quartiere del Canaletto) che fu poi approvato nel 1890. In quella occasione Raddi suggerì di scavare un canale navigabile che procedendo parallelo alla costa avrebbe dovuto collegare gli scali merci ferroviari di Valdellora e Migliarina. Idea suggestiva ma che, evidentemente, non fu presa in considerazione.

Avrà miglior fortuna – sempre che venga poi presentato – il progetto di portare il mare alle Pianazze?

(Dalla Gazzettadellaspezia.it)

 

 

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