Quando si destò, poco prima…

Fontenoy

Quando si destò, poco prima dell’alba, Gio Bernardo non sapeva che quel giorno sarebbe diventato un eroe. Né, per la verità, poteva immaginare che da lì a poco si sarebbe trovato sulle rive del fiume di casa, nel quale da bambino aveva giocato, nuotato e pescato trote con le mani, a fare a fucilate con tremila dragoni di Sua Maestà l’Imperatrice Maria Teresa d’Austria.

Gio Bernardo, che di cognome faceva Fontanabona, era nato a Borghetto ai primi del secolo ed era il capitano comandante di una compagnia di soldati del distaccamento della Valle del Vara della brigata del Capitaneato della Spezia. E proprio a lui capitò, vedremo più avanti come e perché, di coprirsi giustappunto di gloria.

Era il 13 giugno del 1748, un giovedì, e benché i libri di storia quasi ignorino l’evento, quel dì fra Borghetto, la Spezia e Varese Ligure in mezzo al fumo degli incendi e all’acre odore della polvere da sparo si concluse una vicenda che aveva visto in gioco i destini della Liguria, terra contesa a cannonate da austro-ungaro-croati, sardo-piemontesi, russi e inglesi da un lato, e da genovesi, francesi, spagnoli, modenesi e napoletani dall’altro, con l’aggiunta di truppe mandate a rinforzare questa o quella coalizione da Troni minori, ansiosi di partecipare un domani al banchetto della spartizione delle spoglie dei vinti.

Quella combattuta in Val di Vara fu l’ultima battaglia della sanguinosissima guerra di successione austriaca, una guerra che seppure fosse costata mezzo milione di morti lasciò le cose come le aveva trovate, senza appianare alcun contrasto politico.

Tutto era cominciato con una sassata il 5 dicembre del 1746, a Genova, ma per capire quel che stava succedendo è necessario fare un’analisi degli avvenimenti a partire dall’inizio del decennio.

Ci accorgeremo così che il seppur sommario resoconto degli avvenimenti bellici e diplomatici di quella prima metà del secolo ci consentirà di meglio comprendere la genesi della situazione geopolitica europea nella quale si innestò il nostro Risorgimento e, in ultima analisi, la nascita dello Stato unitario italiano.

Era l’epoca – ma quando mai ce n’è stata una che non la fosse in questa martoriata Europa – delle guerre fra i grandi potentati continentali.

Già all’inizio del secolo, con la morte di Re Carlo II, era divampata la guerra di successione spagnola (1701-1714) che aveva visto contrapposti da un versante Regno di Gran Bretagna, Province Unite, Sacro Romano Impero, Regno di Portogallo, Ducato di Savoia e Regno di Danimarca, e dall’altro Regno di Francia, Corona di Castiglia ed Elettorato di Baviera. La guerra si era conclusa con i trattati di pace di Utrecht e di Rastatt in virtù dei quali, per quanto ci riguarda come italiani, la Spagna aveva dovuto cedere all’Austria – che conservava anche il possesso del Ducato di Mantova – i Paesi Bassi spagnoli, il Regno di Sardegna, il Regno di Napoli, il Ducato di Milano e lo Stato dei Presidî, mentre Vittorio Amedeo II Duca di Savoia aveva ottenuto l’intero Monferrato, Casale, la Valsesia e parte della Lomellina, ma soprattutto era stato gratificato con il Regno di Sicilia, acquisendo pertanto – primo della sua Casata – il titolo regio.

Per via diretta o per interposta corona, l’Austria era in sostanza padrona di mezza Italia.

 

Questo è l’incipit del mio libro Un giorno da eroe – Genova, la Spezia, Sarzana e la Liguria nella guerra di successione austriaca (1741-1748)

Se l’argomento è di vostro interesse trovate qui tutta la storia

UN GIORNO DA EROE
ISBN 978-88-6751-877-7
Pagine 250 – € 15
Youcanprint (Lecce)
Dicembre 2012

Un giorno da eroe copertina

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