C’eravamo tanto illusi!

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Una parte del muro di Berlino lasciato in piedi a ricordo della barbarie

La mattina del 31 agosto 1997 mi sono alzato di buon’ora e ho acceso la Tv. C’era un’edizione straordinaria: raccontavano della morte di Lady Diana Spencer e di Dodi al-Fayed avvenuta nella notte a Parigi, nel tunnel del ponte de l’Alma. Poche ore dopo, attorno alle 12, io e mia moglie prendevamo il treno per Milano – luogo di raduno di una comitiva partecipante a un viaggio organizzato – da dove in serata saremmo partiti, sempre in treno, alla volta di Parigi, destinazione proprio Londra, una Londra listata a lutto. Perché in treno e non in aereo? Perché in un volo precedente mia moglie aveva sofferto e non voleva ripetere la spiacevole esperienza. Perciò, dopo avere viaggiato tutta la notte dormendo abbastanza bene nelle nostre cuccette, al mattino abbiamo posato il piede sul suolo parigino, Gare de Lyon.  Lì ad attenderci c’era un pullman riservato che ci ha portati alla Gare du Nord per salire sul treno che, viaggiando sotto la Manica, ci avrebbe condotti a Londra.

Ecco, in quella occasione mi sono sentito orgoglioso di essere europeo. È successo al check-in: al contrario degli extraeuropei – americani, svizzeri, giapponesi, ecc. – che dovevano mettersi buoni buoni in fila al gate per il controllo dei passaporti, noi, in quanto, appunto, “cittadini europei”, lesti lesti percorrevamo con un beffardo sorrisetto sulle labbra le corsie preferenziali appena aperte dall’Accordo di Schenghen e dal Trattato di Amsterdam che consentivano la libera circolazione all’interno dell’Unione dei cittadini dei diversi Paesi del vecchio continente. Ricordo che con una atteggiamento puerilmente provinciale guardavamo con una certa aria di superiorità quei “poveretti” – gente sicuramente ben fornita di grana – costretti a fare la coda davanti ai banconi delle guardie di frontiera.

Da allora abbiamo visitato altri posti dell’Unione muovendoci senza problemi, con la stessa naturalezza con la quale passiamo da una regione all’altra dell’Italia, altro che i controlli di frontiera che ci avevano costretti a servanti attese ai valichi con l’Ungheria o con la Repubblica Ceca solo alcuni anni prima!

Evviva Schenghen, dunque! Già, evviva! Ma durerà? Non è che in un futuro prossimo venturo ci troveremo a ricordare con angoscia che… c’era una volta l’Europa?

Guerra fredda

Checkpoit Charlie: americani di qua, russi di là

Sì, con angoscia. Perché il collasso dell’Unione – un’eventualità meno futuribile di quanto non si possa pensare – fatalmente rischierebbe di dare corpo a spettri che sarebbe meglio non evocare: due conflitti mondiali, la guerra fredda, l’incubo dell’olocausto nucleare, il Muro, l’orrore nei Balcani, la guerra in Ucraina!

Ecco, non basta il fatto che i popoli di questo vecchio e stanco continente, per la prima volta nella storia abbiano potuto vivere per settant’anni senza scannarsi fra di loro? Possibile che non si riesca mai a imparare la lezione? Possibile che le persone sagge finiscano sempre per lasciare campo libero alla stupidità?

Eppure è proprio così. Guardate cosa ci sta succedendo attorno senza che, a quanto pare, nessuno se ne preoccupi.

Fino a ieri si parlava della Grexit, vale a dire dell’uscita (non volontaria) della Grecia dall’Unione: un piccolissimo Paese che con un minimo di solidarietà europea avrebbe potuto salvarsi dalla crisi finanziaria nella quale si dibatteva, e che invece la burocratica ottusità teutonica ha spinto nel baratro riducendolo in miseria.

Oggi tuttavia non parliamo soltanto di Grexit, ma anche di Brexit, con i britannici chiamati a decidere mediante referendum se restare nella UE o uscirne, il che, con tutto il rispetto per la Grecia, ha un ben più alto corposo significato politico. Tanto per cercare di esorcizzare i fantasmi, vale la pena di ricordare il famoso titolo, vero o farlocco che fosse, attribuito di volta in vota ai giornali londinesi Times o Financial Times piuttosto che Daily Mirror o Economist, che ogni tanto viene richiamato per rammentare la supponenza britannica: “Fog in the channel, Continent cut off”, cioè “Nebbia sulla Manica, il continente è isolato”. Come dire che la Brexit è tutt’altro che uno scenario evanescente.

Tanto basta, naturalmente, per provocare nuove turbolenze nei mercati finanziari. Come se ne avessimo bisogno. Ma state pur certi che in taluni uffici della City, di Wall Street o di Tokyo qualcuno si sta già sfregando le mani tenendo d’occhio le quotazioni delle Borse.

La cosa curiosa, è che all’interno della Gran Bretagna la Scozia sogna da sempre la secessione, ma al tempo stesso sarebbe fermamente contraria alla Brexit. Misteri della politica!

MigrantePoi ci sono i muri. Non il civilissimo mattone, bensì il barbaro filo spinato, steso per chilometri e chilometri per dirottare verso qualche altra parte l’onda biblica dei migranti in fuga dalle guerre e dalla fame.

L’Austria dice di no, che a un muro non ci pensa, e tuttavia prepara intanto la sua bella barriera al Brennero, e all’altro capo dell’Unione, nel profondo nord, i Paesi baltici lavorano per rinchiudersi a doppia mandata nei loro appartamenti. Siccome lassù temono di diventare segmento di un corridoio di nuove rotte di migrazione che dall’Africa e dal Medio Oriente risalgono il territorio russo, già mesi fa l’Estonia ha annunciato l’intenzione di costruire una barriera hi-tech lungo il suo confine appunto con la Russia (110 chilometri). Immediata la reazione della Lettonia: entro l’anno erigerà lungo il confine russo i primi 24 chilometri di un muro di filo spinato alto 2,70 metri. A quel punto toccherà alla Lituania, che guarda con apprensione alla sua lunga frontiera con la Bielorussia, entrare in fibrillazione, mentre la Finlandia per la sua parte ha già avuto motivo di protestare con la Russia per l’accresciuto numero di migranti in transito da quel confine.

MURO-CON-FILO-SPINATO-Rid1Ma ormai in tutto Middle East non passa giorno senza che vengano costruiti pezzi di muraglie: lo fanno l’Ungheria al confine con la Serbia; la Bulgaria e la Grecia al confine con la Turchia; l’Austria per chiudere ogni passaggio dalla Slovenia; la Slovenia al confine con la Croazia; la Croazia al confine con la Serbia; la Serbia al confine con la Macedonia; la Macedonia al confine con la Grecia. E nel frattempo mentre la Francia, dopo avere innalzato un muro (di poliziotti) al varco di Ventimiglia per bloccare l’accesso in casa sua ai migranti scappati dalle guerre, cintava il porto di Calais per impedire imbarchi, attorno a Ceuta e Melilla, enclave spagnola in terra d’Africa veniva eretta un’alta barriera metallica costruita oltretutto con un contribuito dell’Unione Europea.

E siccome, anche sull’onda emotiva degli attentati jihadisti in Francia e in Belgio, i popoli europei mostrano una crescente insofferenza, se non ostilità, nei confronti dell’immigrazione dai Paesi islamici, ecco che i governi si trovano alle prese con un serio problema politico – i successi elettorali delle formazioni di estrema destra e xenofobe – che cercano di sterilizzare alzando appunto dei muri.

Ma così facendo rischiano di mandare in pezzi l’Unione, processo che secondo me è già in atto. D’altronde, non è che le varie commissioni che si sono succedute alla guida dell’Unione abbiano fatto sforzi particolari per risultare quantomeno simpatiche al cospetto delle popolazioni. I fortissimi squilibri esistenti tra le diverse regioni del continente sono il risultato più eloquente di strategie politiche sbagliate: ci sarà pure una ragione se con i soldi di tutti gli europei i tedeschi si sono arricchiti mentre gli spagnoli, i greci o gli italiani si sono impoveriti. Si dirà: ma i popoli mediterranei ci hanno messo del loro dandosi alla bella vita. È verissimo. Ma quanto ci ha guadagnato il bilancio federale tedesco in termini fiscali con il giochetto degli scarichi delle auto taroccati da certe Case automobilistiche tedesche? E con quali soldi è stata finanziata l’unificazione? E con quali soldi sono state salvate pochi anni fa alcune banche tedesche? E che cosa sta succedendo alla Deutsche Bank? E che cosa significano i rilievi rivolti dagli organismi finanziari mondiali a Berlino per il surplus commerciale che da anni l’apparato produttivo germanico sta realizzando in violazione delle normativa europee?

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Berlino. il Bundestag

Soltanto l’Italia deve rendere conto a Frau Angela Merkel o a monsieur Jean-Claude Junker? Soltanto l’Italia deve prendersi delle bacchettate per non avere fatto i compiti a casa o per avere sforato il deficit dello zero virgola? E dov’era l’Europa quando un anno fa l’Italia si trovava da sola a ripescare nel Mediterraneo centinaia di cadaveri di povera gente che aveva abbandonato la sua patria per cercare lontano, in terra straniera, una ragione di vita?

Con immensa delusione, per chi nell’Europa unita ha sempre veramente e fortemente creduto, mi pare che oggi, ormai, si comprendano bene le ragioni per le quali il terremo stia franando sotto i piedi (d’argilla) dell’Unione europea.

Del resto, è sufficiente dare un’occhiata al “termometro” dell’affezione dei cittadini nei riguardi delle istituzioni comunitarie per capire che aria tira.

In Italia abbiamo votato otto volte per il parlamento europeo, e il trend dell’affluenza alle urne è stato sempre in calo, ad eccezione del 2004 quando ancora si viveva in un clima euforico suscitato dall’entrata in vigore dell’euro, euforia peraltro ben presto scemata.

Questo comunque l’andamento dei votanti per l’UE in Italia e nell’intera Unione:

1979: in Italia 86,12, nella UE 61,99.

1984: in Italia, 82,98, nella UE 58,98.

1989: in Italia 81,66, nella UE 58,41.

1994: in Italia 74,65, nella UE 56,67.

1999: in Italia 70,81, nella UE 49,51.

2004: in Italia 73,9, nella UE 45,47.

2009: in Italia 66,3, nella UE 42,97.

2014: in Italia 57,22, nella UE 42,61.

European-Parliament

Il parlamento europeo di Bruxelles

Come si può notare gli italiani sono ancora assai più europeisti della media degli elettori del continente. Per dirne una, la grande Germania, che evidentemente dall’unificazione europea ha avuto finora tutto da guadagnare, nel 2014 ha registrato un’affluenza alle urne del 48,10, meno di un elettore su due è andato a votare. Che ingrati questi tedeschi! Mi sa che aveva ragione il divino Giulio (Giulio Andreotti) quando sornionamente diceva: “Io amo la Germania, per questo ne preferivo due!”.

Alla fine della fiera, andando avanti di questo passo a rimpiangere l’Unione – quando sarà crollata – saranno rimasti solamente coloro che a causa di quel “decesso” avranno dovuto rinunciare a compensi da 17-19mila euro al mese e a benefit vari quali auto ufficiali del Parlamento per gli spostamenti a Strasburgo e a Bruxelles, a ricchi rimborsi spese, e all’uso di un centro fitness con piscina, sale per massaggi, allenamento, squash, fisioterapia, solarium, saune, centro estetico aperto dal lunedì mattina fino al venerdì con corsi di yoga, body sculpt, kick boxing e zumba.

Molta roba per loro, ma poco o niente rispetto a quanto avranno perduto i cittadini europei: la Grande Speranza in una unione dei popoli cementata dai valori della solidarietà, della pace e della prosperità; una Grande Speranza che si sarà invece tramutata in una Grande Delusione.

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