Ma le guardie arrivarono

pisciaNei giorni scorsi due episodi simili, uno conclusosi con conseguenze gravi, hanno animato le discussioni alla Spezia. Entrambi hanno avuto come protagonisti negativi dei giovani extracomunitari ed entrambi sono avvenuti nel Quartiere Umbertino, un’enclave della città ormai in mano alla microcriminalità e nella quale la legge fa sempre più fatica non dico  a imporsi, ma addirittura a mostrarsi. E la cosa appare paradossale se si considera che proprio in quel quartiere c’è il comando della Polizia municipale, il quale agli occhi della gente appare come un fortino assediato da bande di individui che il vivere civile non sanno nemmeno dove stia di casa.

Il primo gravissimo episodio è avvenuto in via Milano: un italiano cinquantenne residente nei pressi si è imbattuto in un giovane nordafricano che stava urinando sul marciapiede e lo ha rimproverato dicendogli “Ma che cosa stai facendo?”. Non l’avesse mai fatto: lo straniero e un suo compare gli si sono avventati addosso e lo hanno massacrato di botte mandandolo all’ospedale con una grave lesione a un occhio e la frattura della mandibola e del setto nasale.

Due giorni dopo il Secolo XIX ha documentato la situazione di degrado e di inciviltà in cui versa quel quartiere pubblicando la foto di due giovani extracomunitari che urinavano sul cofano delle auto parcheggiate.

Ebbene, leggete cosa accadde a Spezia il 5 maggio del 1890, una domenica.

Attorno alle 7,30 di sera passando in via Manin un maresciallo di Marina non trovò di meglio che il muro accanto alla porta di una bottega per fare i propri bisogni. La cosa non piacque ovviamente al negoziante il quale chiamò una guardia municipale, Pietro Anelli, che si trovava di piantone nella via, e che intervenne dichiarando il maresciallo in contravvenzione.

Apriti cielo! Il militare non se ne dette per inteso, e anzi reagì con arroganza intimando alla guardia di mettersi sull’attenti davanti a lui e rovesciandogli intanto addosso una sequela di insolenze, senza risparmiare, già che c’era, il sindaco e il Municipio intero. Secondo le cronache, l’Anelli non fece una piega, lasciò sfogare il graduato, e infine lo invitò a seguirlo nel palazzo municipale.

Quella brutta storia finì male; finì in rissa, con la guardia ferita a una coscia da un colpo di stiletto, e con il sottufficiale in fuga, ricercato dalle forze dell’ordine.

Morale della favola: sono trascorsi quasi centotrent’anni, e non è cambiato niente!

Anzi, mi correggo: qualcosa da allora è cambiato, perché quando l’arrabbiatissimo negoziante di Via Manin chiamò le guardie, quelle arrivarono!

 

 

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