La verità sul Politeama

Il ritrovamento di resti murari in Piazza Verdi ha portato all’attenzione degli spezzini il leggendario Politeama Duca di Genova costruito in quella piazza, inaugurato il 31 luglio 1880 con la rappresentazione dell’Aida e demolito nel 1933. Nato con belle speranze per qualche anno rimpiazzò il vecchio Teatro Civico inaugurato nel 1846, ma ben presto iniziò la parabola della decadenza sino a finire sotto il piccone.

In Ottocento ne racconto così la storia:

«Commissionato da Agostino Chiappeti, progettato dall’architetto Erminio Pontremoli ed edificato su un terreno concesso gratuitamente dal Comune, avendo la fronte sull’asse dell’odierna Via D’Azeglio e il retro su sulla linea Via dei Colli-Via Pietro Miccca, il 31 luglio era finalmente cosa fatta il nuovo teatro della città: il Politeama Duca di Genova. Era un teatro costruito nella classica forma del ferro di cavallo con ben 42 palchi in tre ordini, due gallerie, la platea, una “sala per caffè” e in più locali per l’Istituto musicale».

«Tutto bianco, con le colonnine svelte, le balaustre dei palchi tanto eleganti che sembrano ricami, con un tetto leggero e mirabilmente architettato il Politeama Duca di Genova è un fausto augurio per l’avvenire della nostra Spezia, scriveva Mefisto su Spezia Nuova del 5 agosto, aggiungendo che quel teatro era bellissimo».

«Sorgeva in fondo a Via Chiodo, per la verità non ancora percorribile per intero, su una parte dell’attuale Piazza Verdi, all’altezza del Palazzo degli Studi, speculare alla porta principale dell’arsenale. Secondo l’atto rogato il 24 novembre 1877 dal notaio Stefano Roisecco (1835-1908), in cambio della cessione gratuita del terreno il Comune si riservava il diritto di usare il teatro per “riunioni dei comizi elettorali”, per adunanze solenni, cerimonie di premiazioni, ecc.. Inoltre un palchetto doveva essere lasciato a disposizione dell’ente».

«A tenerlo a battesimo fu l’Aida diretta dal maestro Emilio Usiglio con un cast di primo piano. Il Politeama diventò così il principale teatro cittadino, sede di grandi stagioni liriche e d’operetta, non potendogli certo fare grande concorrenza l’ormai vetusto e angusto Civico, pensato e realizzato al tempo in cui la città aveva meno di diecimila abitanti».

«Quel teatro non ebbe però la vita lunga e brillante che tutti si aspettavano. In breve tempo ci furono alcuni passaggi di proprietà (fra le altre, la Banca Ceriana di Torino) con gravi carenze nella cura per cui a distanza di pochi anni dall’inaugurazione il Politeama appariva già in pessime condizioni di manutenzione; addirittura, parte dei camerini destinati agli attori erano invece usati come abitazioni. Il Duca di Genova fu demolito nel 1933 per consentire l’apertura di Via Vittorio Veneto con lo spianamento del colle dei Cappuccini».

Questo è quello che ho scritto io, ma siccome il trascorrere del tempo può distorcere le prospettive e alterare la verità, forse è meglio andare a vedere cosa di quel teatro scrivevano un secolo fa. Possiamo fidarci di chi c’era?

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