La magica grotta della sirena

San Gerolamo
Da qualche parte, nel golfo, e nemmeno tanto distante dalla città, c’era una grotta nella quale amava prendere il bagno una… sirena. Era una grotta bellissima, con straordinari giochi di acqua e di luce e una spiaggia di sabbia bianchissima, tanto grande che ci potevano entrare più barche. Anch’essa è purtroppo scomparsa , insieme a un piccolo colle che la ospitava, sotto i colpi di piccone dei battaglioni di manovali che muovevano agli ordini del maggiore-capitano-generale Domenico Chiodo impegnato nella costruzione dell’arsenale. La Grotta della sirena è dunque sopravvissuta sino ai primissimi anni Sessanta dell’800.

Di essa di dava notizia un personaggio importante del jet set parigino, il giornalista e scrittore Alphonse Karr, venuto in vacanza a Spezia.
Egli era qui nell’estate del 1853, nei mesi cioè in cui l’intera famiglia reale aveva preso alloggio all’Albergo Croce di Malta (oggi sede della Fondazione Cassa di risparmio della Spezia) per fare un po’ di bagni nel golfo e respirare aria buona.
Tornato in patria, Karr scrisse Promenade hors de mon jardin, un libro nel quale racconta, anche con dovizia di particolari, quel suo soggiorno nella nostra allora piccola città. Ebbene in quel réportage di viaggio Karr ci dà appunto la notizia sorprendente che da qualche parte, lungo le rive del golfo, si apriva una grotta, una specie di Grotta Azzurra, all’interno della quale c’era una bellissima spiaggia di fine sabbia bianca.
Quel soggiorno riservò al giornalista francese anche un incontro con la “sirena” di cui dicevo all’inizio.

karr

Alphonse Karr

Racconta Karr che avendo voglia di fare un giro e non avendo trovato al solito posto il suo barcaiolo, che si chiamava Giuseppe, egli decise di prendere il suo canotto e spingersi al largo verso una scogliera che si vedeva dal porto.

«In una grotta assai profonda nella quale il mare entrava fino a una spiaggia di sabbia fine e bianca, una bella donna faceva il bagno pensando di essere sola. Io forzai allora sul remo per allontanarmi, ma lo sciacquìo causato dal legno attirò l’attenzione della bagnante la quale, spaventata, si affrettò ad uscire dall’acqua ed a correre sulla rena per avvolgersi in un grande drappo bianco che però la copriva meno dell’acqua blu».
Un po’ appartato c’era comunque il battelliere che aveva portato lì la signora e che
stava a rispettosa lontananza pronto ad accorrere a un richiamo della cliente. «Se queste righe – concludeva Karr – dovessero per caso finire sotto gli occhi di quella bella bagnante, ebbene, la prego di scusarmi per averle creato tanto turbamento».
Fin qui Karr. Ma chiedo: dov’era quella bellissima grotta?
Io penso che l’unico luogo possibile… non esista più.
Di sicuro non era nel litorale di levante, perché lì c’era una spiaggia continua sino alla zona fra San Bartolomeo e Muggiano, se non addirittura allo sperone fra Pertusola e Santa Teresa, troppo distante dal pontile di sbarco di Spezia perché si potesse vedere la grotta. Dunque, era sulla sponda di ponente, e lì l’unico luogo che potesse ospitare una caverna era il capo di San Gerolamo.
Questo era un verdeggiante promontorio che sorgeva all’altezza dell’abitato della Costa, tra Marola e Cadimare, reso famosa da un lato per la presenza di una fortificazione della repubblica di Genova, che i francesi ai primi dell’800 destinarono a deposito delle polveri e che il 5 giugno del 1814 gli inglesi, dopo avere scacciato i napoleonici dal golfo, fecero saltare;  dall’altro lato dalla polla di acqua dolce che gorgogliava in mezzo a pochi metri di distanza dalla punta.
In quel luogo, che oggi ospita il famigerato “campo in ferro” dell’arsenale, Chiodo aveva previsto di realizzare uno spiazzo, sicché il 10 di settembre del 1863 cominciarono i lavori per smantellare il capo che separava il seno della Vallicella, sotto Marola, da quello di Cadimare, essendo lì prevista la realizzazione di una spianata «nella quale – riferì più tardi Agostino Falconi (nel settimanale La Spezia del 10 ottobre 1871) – dovrà rimanere inclusa la gran sorgente submarina d’acqua dolce denominata La Polla. Questo promontorio, in cui sorgeva la torre quadrata, detta di San Gerolamo, costrutta dai Genovesi nel 1607-1608, e minata dagli inglesi nel 1814, era coltivato a piane con olivi, fichi e altre piante di frutta. Eravi altresì un’antica cappella dedicata a Sant’Antonio, denominata altresì Madonna dei Castagni perché vi si venerava già Nostra Signora del Pianto di Cadimare. Le pietre atte al lavoro che si toglievano dalla punta della Polla erano trasportate per mare a San Bartolomeo per le fabbriche ivi in costruzione, e colla terra e co’ piccoli sassi veniva formata la piazza attuale che da Cadimare giunge sino all’ingresso dei bacini di immersione, ai piè della collina di Marola».

La chiesina della Madonna dei Castagni o Madonna del Pianto nel 1822 veniva descritta dal rettore della parrocchia di Cadimare Gerolamo Bacigalupo come «… piccola e ristretta, e quasi indecente”. Si diceva poi nel 1831 che “l’oratorio non ha oneri e da vari anni non vi si celebra».

Certo è che se ci fosse ancora, una grotta del genere, profonda e con la spiaggia di bianca sabbia fine al suo interno, sarebbe una gran bella attrattiva per i turisti. Ma pure quel gioiello, insieme alla “polla”, alla Sprugola, al futuro di Spezia e allo stesso autentico popolo sprugolino, fu sacrificato agli interessi superiori dello Stato. Chissà, forse qualcuno potrebbe anche cominciare a pensare a una qualche forma di risarcimento.

Il dipinto in alto – di Agostino Fossati –  ci mostra il promontorio di San Gerolamo con i resti della Torre delle polveri e la polla in mare.

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