L’inglese: il mio Ufo a Spezia

ufoNel numero del 21 febbraio scorso di Lettura, il bellissimo settimanale letterario (ma non solo) del Corriere della Sera, c’era un servizio su quelli che un tempo erano chiamati dischi volanti e che ora sono comunemente, e più correttamente, detti Ufo, vale a dure oggetti volanti non identificati.

Lettura (immagine sopra) ci fornisce un dato che, se è noto agli appassionati degli incontri ravvicinati del primo tipo, è per certo sconosciuto alla maggior parte degli spezzini: dal dopoguerra i casi di avvistamenti di Ufo nel nostro cielo sono stati sessantuno: non tantissimi, ma nemmeno pochi, più di quelli registrati a Messina, Livorno, Cagliari, Verona, e in proporzione al numero degli abitanti anche più di Roma o di Milano.

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I famosi avvistamenti che coinvolsero quasi tutta la Toscana nel 1955

Ebbene, a quanto pare anche all’inizio del’900 capitava di vedere cose strane sul nostro golfo. Lo scopriamo dal racconto di un romanziere inglese appassionato di criminologia e di misteri il quale in un libro pubblicato nel 1907 raccontava di quanto gli era capitato di vedere nel corso di un soggiorno spezzino. Si chiamava Max Pemberton ed era un personaggio che sguazzava nei gialli e nei misteri, un uomo di mondo, un dandy: buoni studi, giornalista, frequentatore assiduo di club, fu pure l’editore di alcune pubblicazioni diventate popolari in particolare fra i ragazzi. Era anche membro di una società letteraria di criminologia della quale facevano parte personaggi famosi come ad esempio Sir Arthur Conan Doyle.

Ecco allora, con libera traduzione, come Pemberton raccontava il suo incontro ravvicinato del primo tipo nel golfo della Spezia.

«Una sera già cominciava a scurire, il sole era appena tramontato, e io osservavo i colori delle vette dei monti, colori cangianti giacché la luce si spandeva da un luogo all’aufo domenicaltro; e guardavo anche l’imporporarsi del mare che cedeva all’oscurità delle ombre. E seguivo le ombre sopra le guglie della chiesa di Spezia, sopra il castello, sopra gli scafi in acciaio delle grandi navi».

«A un certo punto ho visto una cosa strana: tra tutte le navi che cominciavano a essere immerse nell’ombra del crepuscolo, ho visto qualcosa che spiccava di là da tutte loro. Era un grande globo, non d’argento, ma di fuoco dorato. Non c’è dubbio alcuno su questo. Stropicciai gli occhi, presi gli occhiali che portavo sempre con me; ho visto l’oggetto che si trova lì tra mezza dozzina di vette, ed ero, e sono, certo che quello che vedevo non era l’effetto di alcuna rifrazione o di una luce notturna».

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