Re, papaveri, papere e operai

Durante una delle mie solite Ritratto_di_Umberto_Iscorribande nel web mi sono imbattuto in un episodio avvenuto a Spezia 127 anni fa. Leggendo queste poche righe, mi sono venute alla mente le immagini dei nostri papaveri e delle nostre papere che si muovono in una bolla d’aria protetta da un impressionante numero di body guard pagati dal contribuente italiano. Insomma, una lettura istruttiva, anche tenuto conto delle diversità dei tempi.

Ecco la piccola storia.

Umberto unitamente al Principe di Napoli ed al Principe Tommaso, Suo Augusto Cognato, portavasi alla Spezia (14 Agosto 1889). Colà visitava l’Arsenale, passava in rassegna le Corazzate, Goito, Etna e Lepanto; assisteva ad una grandiosa fazione navale, e dopo avere espressa la sua soddisfazione per i progressi raggiunti dall’ armata, ispezionava la Caserma dei Reali Equipaggi, gli opifici militari, il nuovo Stabilimento di San Bartolomeo ed il quartiere operaio.
Il popolo lo accompagnava plaudendo. Ad un certo punto, gli agenti della forza pubblica tentavano allontanare alcuni, che serravano dappresso la vettura reale; se non che avvedutosene il Re, ordinava che nessuno impedimento si frapponesse, liberi tutti di avvicinarlo. Il comando era udito, e subitamente gli faceva eco interminabile evviva.
La breve permanenza del Re alla Spezia, occasionò un episodio di altissimo interesse, poi che valse a fare risaltare la enorme differenza, tra il contegno di Umberto, e quello dei Sovrani che trent’ anni addietro imperavano in Italia, prescrivendo a sudditi e cortigiani le più umilianti cerimonie. Ad un operaio, infatti, che nel presentare una supplica, piegava il ginocchio, Umberto volgeva con paterna dolcezza un amoroso rimprovero, facendogli osservare che l’uomo non deve mai umiliare la propria dignità innanzi ad altro uomo.
Fra gli urrà dei marinai, le salve delle artiglierie dei forti e delle navi da guerra e le acclamazioni dei cittadini, Umberto imbarcavasi sullo Iacht Savoia e lasciava la Spezia, facendo vela per la Maddalena, dove il suo arrivo era annunziato dal tuonare dei cannoni del Castello del Porto.

Testo tratto da Eugenio Pedrotti, Umberto re d’Italia, poche pagine dedicate ai giovanetti d’Italia, pag. 215, Tipografia di Michele Lovesio, Editore Roma, 1891

 

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