Re, papaveri, papere e operai

Durante una delle mie solite Ritratto_di_Umberto_Iscorribande nel web mi sono imbattuto in un episodio avvenuto a Spezia 127 anni fa. Leggendo queste poche righe, mi sono venute alla mente le immagini dei nostri papaveri e delle nostre papere che si muovono in una bolla d’aria protetta da un impressionante numero di body guard pagati dal contribuente italiano. Insomma, una lettura istruttiva, anche tenuto conto delle diversità dei tempi.

Ecco la piccola storia.

Umberto unitamente al Principe di Napoli ed al Principe Tommaso, Suo Augusto Cognato, portavasi alla Spezia (14 Agosto 1889). Colà visitava l’Arsenale, passava in rassegna le Corazzate, Goito, Etna e Lepanto; assisteva ad una grandiosa fazione navale, e dopo avere espressa la sua soddisfazione Continua a leggere

Annunci

Camillo sull’ermo colle

inaugurazione

Tra chi si occupa dello studio degli avvenimenti dell’Ottocento spezzino, cova da molto tempo sotto la cenere una polemichetta su un episodio particolare: salì o no il Cavour sul colle dei Cappuccini per rimirare insieme a Chiodo la zona di San Vito dove lo stesso Chiodo proponeva di costruire l’arsenale “spostandolo” dal Varignano?
Ebbene, razzolando nel web ho trovato una pubblicazione – “Storia civile del Regno d’Italia scritta per mandato di S.M. da Niccola Nisco” datata 1887 (soli 27 anni dopo quell’evento) – nella quale si legge: “A lui (cioè a Chiodo) il Cavour dava l’incarico di preparare nel più breve tempo possibile un progetto di massima, ed appena completato, egli si portò con l’egregio uffiziale del Genio militare sulla collina dei Cappuccini che domina il golfo ed il piano della Spezia per contemplarlo; ed ivi stesso gli ordinava di finalizzare senza indugio un progetto completo di un arsenale marittimo, e questi non più tardi del I° agosto lo presentava al governo”.
Secondo Nisco, che scriveva a distanza di pochi anni da quella fatidica giornata, effettivamente Cavour salì su… quell’ermo colle!

Spezia? Un paese alpino

In parlamento tornerà forse a breve l’ormai stucchevole questione della riduzione delle Regioni. Dopo la tragicomica faccenda della cancellazione delle Province, ecco che si passa alle Regioni, la mostruosa idrovora che ha letteralmente prosciugato il nostro patrimonio finanziario, pubblico e privato, riducendo il Paese in uno stato di indigenza: sette milioni di poveri, con gente costretta a razzolare tra i rifiuti come topi, gatti e cani randagi, piccioni e gabbiani, non sono davvero pochi. Continua a leggere

L’incubo in bianco e nero

Crisi bomba

Per la serie “facciamoci del male”, ieri sera mi sono messo davanti alla tv. Non la guardo quasi mai, ma ieri ho voluto fare un ritorno al passato per rivivere un momento drammatico della mia vita, anzi, della nostra, cioè dell’umanità intera. Su Iris davano Thirteen days, la storia dei tredici giorni dell’ottobre 1962 che tennero il mondo con il fiato sospeso per quella che veniva chiamata la crisi dei missili di Cuba. Devo dire che temevo di peggio; temevo che l’emozione prendesse il sopravvento sull’abisso dei 54 anni trascorsi da allora, e invece la finzione cinematografica ha consentito che restassi lì, su quella comoda poltrona davanti alla Tv, e non per le strade di Spezia, ai giardini, o al bar dove invece vissi in quei terribili giorni del ’62. Forse perché il film era a colori, mentre la mia immagine televisiva di John e Robert Kennedy è sempre stata in bianco e nero. Ecco, se Thirteen days fosse stato in bianco e nero probabilmente avrei avvertito un insopportabile peso sul cuore, credo che avrei di nuovo provato il senso di disperante angoscia di quei giorni. Invece, grazie al Cielo, era solo un film. Continua a leggere

Il bullo e il ragazzino

Un giorno c’era un bullo che ronzava attorno alla nostra scuola. C’erano tante ragazze, e lui faceva l’unica cosa che sapeva fare: il bullo. Per il resto, valeva poco o niente. Un picchiatore, quindi un prepotente, quindi un dio in terra (almeno si credeva). Quel giorno – lui avrà avuto una ventina d’anni – adocchiò una ragazzina, molto graziosa, semplice, pulita, che chiacchierava con un ragazzino semplice, pulito: due giovanissimi innamorati alla Peynet, 14-15 anni al massimo.

Continua a leggere