Nascita di uno spezzino vero

Boschetto

Duecento anni fa nasceva un personaggio al quale Spezia deve molto, un personaggio che amava profondamente il suo paese, la sua città, il suo golfo: Agostino Falconi. Ecco alcuni brani che traggo dal mio Ottocento – Quando Spèza divenne Spezia (Accademia lunigianese di scienze Giovanni Capellini, volume n. 4 della Collana Erbaspada).

Nato a Marola l’8 gennaio del 1816, Falconi fu per tutta la parte centrale del secolo uno degli animatori del mondo culturale spezzino. Dopo avere compiuto gli studi a Spezia, a Sarzana e a Genova, divenne imprenditore nel campo dei marmi aprendo cave sui monti circostanti il golfo. Poeta dialettale senza però mai raggiungere vette eccelse, si fece valere come ricercatore storico mostrandosi sempre molto diligente e appassionato. Fu lui a battersi come un leone contro la testardaggine dei militari per cercare di salvare quanto più si poteva delle “anticaglie” riaffiorate durante i lavori dell’arsenale. Ci ha lasciato un’ottima, anche se non priva di errori, Raccolta delle iscrizioni del golfo di Spezia, una Memoria sulla condizione della famiglia di Bartolomeo Fazio e la prima parte della già citata Guida del Golfo di Spezia. Innamorato del paese natio, della Spezia e del suo golfo, alla loro valorizzazione sotto il profilo culturale dedicò l’intera vita trascurando spesso anche i suoi interessi personali. Morì nella sua Marola il 26 febbraio del 1882.

Agostino Falconi: «Intanto il Marchese Angelo Da Passano aveva fatto edificare lungo la strada nazionale verso il Torretto, in un orto poco lunge dall’estremità del giardino pubblico, un palazzo con annesso locale per bagni, nel quale fu aperta nel 1845 la locanda della Croce di Malta»[1].

GiroAgostino Falconi: «Il 10 di settembre 1863 cominciarono i lavori per spianare il capo che separava il seno della Vallicella, sotto Marola, da quello di Cadimare, essendo lì prevista la realizzazione di una spianata «nella quale – riferirà Agostino Falconi – dovrà rimanere inclusa la gran sorgente submarina d’acqua dolce denominata La Polla. Questo promontorio, in cui sorgeva la torre quadrata, detta di San Gerolamo, costrutta dai Genovesi nel 1607-1608, e minata dagli inglesi nel 1814, era coltivato a piane con olivi, fichi e altre piante di frutta. Eravi altresì un’antica cappella dedicata a Sant’Antonio, denominata altresì Madonna dei Castagni perché vi si venerava già Nostra Signora del Pianto di Cadimare. Le pietre atte al lavoro che si toglievano dalla punta della Polla erano trasportate per mare a San Bartolomeo per le fabbriche ivi in costruzione, e colla terra e co’ piccoli sassi veniva formata la piazza attuale che da Cadimare giunge sino all’ingresso dei bacini di immersione, ai piè della collina di Marola»[2].

 

È sempre Agostino Falconi a darci le prove che il tratto a mare delle mura cittadine passava proprio dalle parti di Via San Carlo. Nella sua Guida al Golfo di Spezia lo studioso marolino rivela: «Facendosi nel 1875-76 i lavori di apertura di Corso Cavour, fu scoperto – a tergo delle case a monte della via San Carlo, dietro a quella del signor Galeazzi, all’angolo del Corso Cavour, verso la via del Prione e lunge da queste circa novanta centimetri – un antico muro di cinta, dal quale avanzavasi verso il mare la base di una torre quadrata, fatta a scarpa e fasciata di pezzi di pietra arenaria. Questa torre sorgeva là dov’è ora l’angolo, verso il Corso Cavour, dell’altra Casa Galeazzi, verso l’arsenale».

 

Falconi era convinto che le rovine individuate nella zona di San Vito di Marola appartenessero all’antica Tigullia. In realtà appartenevano a Luna, la base militare poi divenuta piccola città usata per oltre un secolo dagli eserciti romani al tempo delle guerre contro i Cartaginesi, i Celtiberi, i Sardi, i Corsi, i Galli padani, i Liguri e gli Apuani.

 

 

 

[1]    Agostino Falconi, Guida del golfo di Spezia, pag. 129. Nella foto: il Boschetto.

[2]    Agostino Falconi in La Spezia, giornale settimanale, pag. 3, 10 ottobre 1871. Nel dipinto di Agostino Fossati, i promontorio spianato per fare posto all’arsenale.

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6 pensieri su “Nascita di uno spezzino vero

    • Questo è vero fino ai primi anni ’60 dell’800. Con l’avvio dei lavori di costruzione dell’arsenale, e soprattutto dopo, fino quantomeno ai primi del ‘900, Spezia in realtà era un inferno, molto peggio di oggi. Pensa che spesso chi attraversava la spianata dove sono oggi i giardini con il monimento a Garibaldi teneva in pugno una pistola per paura delle aggressioni. Ogni giorno fallivano piccole attività, fallirono due banche, fallì il più grande cantiere navale privato del golfo, gente che si accostava a un muro in città e faceva i suoi bisogni, e la città pullulava di prostitute/prostituti, tanto che il ministro della Marina decise di portare via la flotta. E sul finire dell’800 l’arsenale licenziò seimila – dico seimila – operai. Senza contare l’epidemia di colera che, a causa del sovraffollamento indotto dalla costruzione dell’arsenale, fra il 1884 e il 1885 mandò al Creatore oltre seicento persone.

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    • Scusi, non avevo visto la sua domanda. Mah, online può trovare solo “Tavolara – L’isola dei re” e “Un giorno da eroe – Genova, La Spezia, Sarzana, la Liguria nella guerra di successione austriaca (1741-1748). Gli altri non sono reperibili in rete.

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