Virus letali, basta una zanzara

Ebola

In tempi recenti, prima fu la Sars, poi l’aviaria, quindi l’influenza dei suini, e l’anno scorso ebola, termini moderni per rievocare incubi medievali: la peste, il colera, l’ergotismo, la lebbra. Il mondo è in allarme perché l’uomo ha paura dell’ignoto, di quel che non può vedere, e i virus sono insidie che solo i ricercatori possono osservare, studiare e rendere innocue nei loro laboratori mediante la ricerca dei vaccini.

Non c’è però bisogno di andare molto indietro nel tempo per ritrovare spaventi analoghi. Perché l’uomo negli ultimi decenni ha preso a viaggiare molto, per lavoro e per svago, e con lui molto viaggiano anche i virus spargendosi con straordinaria rapidità in ogni angolo del pianeta.

Nel 1999 fu portato dagli uccelli, poi ci pensarono le zanzare a diffonderlo banchettando prima col sangue infetto dei volatili, quindi con quello di altre bestie e di esseri umani, contagiandoli. Così, nel giro di tre o quattro anni il Virus del Nilo Occidentale, che provocava encefaliti anche letali, dopo avere terrorizzato New York conquistò uno dopo l’altro quasi tutti gli Stati dell’Unione, sconfinando infine in Canada. Nel solo 2002 negli Stati Uniti i casi di infezione furono 4.156, dei quali 284 mortali. Comparve a Washington dove infettò almeno una persona e un numero indefinito di animali (compresi due merli nel giardino della Casa Bianca). Residente stabile in Africa, Asia occidentale e Medio oriente, si radicò dunque negli Usa per poi sbarcare in Europa anche in forma epidemica. Una sessantina di casi in Corsica, altri in Camargue. E infine, alcuni anni fa, in Italia con due casi. Il West Nile Virus, tanto per gradire, appartiene al genere della febbre gialla, del virus dell’encefalite di Saint Louis e del virus dell’encefalite giapponese. Ora sembra assopito, ma non illudiamoci: è sempre lì, dietro la porta.

Ma il rischio, ed è un rischio giudicato molto alto, è che un giorno o l’altro possano fare la loro comparsa sul territorio italiano – e qui prendere residenza stabile – virus letali quali la dengue o ebola, febbri emorragiche che stanno esondando dalla fascia tropicale nella quale erano confinate fino a poco tempo fa. Qualche assaggio di ebola lo abbiamo già avuto, sia pure di importazione

Rischio alto, perché a portarci quel virus potrebbe essere la zanzara tigre, ospite indesiderata comparsa nel 1990 nella riviera ligure.

La zanzara tigre viene definita “potenziale portatrice” della dengue. Potenziale significa che oggi non è portatrice di contagio, ma non si esclude che possa esserlo in un futuro abbastanza prossimo. Tutto dipende dai cambiamenti climatici. La crescita della febbre del pianeta potrebbe infatti replicare nell’Europa meridionale le condizioni ambientali tropicali consentendo in tal modo al virus di trovare un habitat a esso più confacente, quindi sopravvivere e diffondersi.

Uno di questi virus è già comparso fra di noi. Nell’agosto del 2007 il ministero della salute dava notizia della prima epidemia di chikungunya, malattia tropicale che in molte zone convive con la dengue, con 130 casi (un morto) nel Ravennate e alcuni altri casi a Bordighera. Vettore della chikungunya è, appunto, la famigerata zanzara tigre. Per fortuna è accertato che può essere letale solo in rarissimi casi. Per ora.

Un altro rischio non sottovalutato dai responsabili della sanità è che sempre per via dei cambiamenti climatici in atto le zecche prese dagli uccelli in Africa e abbandonate durante la migrazione sulle nostre coste possano portarci malattie finora esogene.

Proprio il caso della zanzara tigre dimostra quanto sia facile l’innesto di soggetti alieni nel nostro sistema ecologico; è infatti arrivata a Genova dall’Africa nella maniera più banale: con un carico di copertoni da camion usati. E con grande rapidità si è diffusa fino a diventare scomoda presenza in diverse regioni italiane.

Un rischio, quello di trovarci in casa qualche malaccio esotico, moltiplicato tra l’altro dal boom del turismo, dall’estrema facilità con cui si viaggia ormai da un capo all’altro del mondo. Perché crescono le probabilità che un qualche vettore di agente patogeno s’accomodi nella nostra valigia mettendo successivamente radici fra le mura domestiche.

Il pericolo è talmente serio, seppure da non drammatizzare, almeno per ora, che fin dal 2000 la Regione Liguria ha approntato un progetto intitolato: “Medicina dei viaggi, prevenzione dalle malattie infettive diffusive e dalle malattie trasmesse da alimenti: il rischio vettoriale nei viaggi internazionali”. Nella premessa si legge che “tra le malattie emergenti e riemergenti che destano preoccupazione a livello nazionale ed internazionale, molte sono le malattie che riconoscono una trasmissione di tipo vettoriale”. Come dire: occhio a zanzare, zecche, pappataci e robaccia del genere, perché potrebbero rivelarsi pericolosi per la salute.

In questo contesto, nel recente passato è stato condotto uno studio che ha avuto come laboratorio naturale l’isola Palmaria, davanti a Porto Venere, stazione d’appoggio fissa degli uccelli migratori. Per un certo tempo squadre di ornitologi oltre ad inanellare i volatili recuperavano le zecche che parassitavano gli uccelli o che cadevano sugli scogli e sulla vegetazione durante la sosta.

Gli uccelli che sorvolano le nostre città vanno e vengono dall’Africa ed è lì che loro malgrado si trovano a ospitare le zecche che a loro volta potrebbero essere portatrici di virus. Un processo che dura dai primordi, ma che a causa delle conseguenze prodotte dalle mutazioni climatiche potrebbe diventare pericoloso. Perché la nostra penisola, o parte di essa, è ormai a rischio tropicalizzazione, e tropicalizzazione non vuole dire soltanto desertificazione e turbolenze atmosferiche, ma anche instaurarsi di un microclima adatto ad accogliere ospiti tutt’altro che graditi, come potrebbe essere appunto il Virus del Nilo o la dengue o la chikungunya della quale la zanzara tigre è “potenziale” vettore.

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