Due morti, giallo in Via Biassa

Gazza

Credo che non potremo mai finire di ringraziare chi tantissimi anni fa volle dotare la Spezia di una biblioteca civica, e poi tutti coloro che nel tempo, da allora a oggi, malgrado i drammatici limiti di spazio a disposizione hanno fatto e fanno egregiamente funzionare la gloriosa “Mazzini”. E già che ci siamo, siccome mi risulta che molti studenti pensano che la biblioteca di palazzina Crozza sia dedicata a Giuseppe Mazzini, colgo l’occasione per ricordare che quel Mazzini era in realtà Ubaldo, il mitico Gamin, poeta, giornalista, storico, gran sacerdote della spezzinità di fine ’800 primi del ’900, che la biblioteca allestì e diresse per molti anni.

Sebbene oggi la Mazzini sia un guscio vuoto perché l’immenso patrimonio librario è stato spostato altrove per consentire lavori di ristrutturazione e restauro non più rinviabili, per noi è ancora possibile andare a ficcanasare nelle vecchie storie grazie alla digitalizzazione e la messa online della raccolta di antichi giornali che erano custoditi negli scantinati della palazzina.

Così, tanto per spalancare una finestra su un piccolo mondo antico, ecco alcune spigolature di cronaca nera di oltre un secolo fa: febbraio 1906.

Cominciamo con questa notizia.

Cronaca triste

Domenica mattina fu estratto da alcune guardie di dogana il cadavere dell’annegato Vittorio B. vulgo Garibaldi, d’anni 43, facchino.

Nella stessa notte si asfissiava nella propria abitazione in via Biassa 2 il fotografo G., piemontese. Fu un artista valente e per parecchi anni direttore e poi proprietario  di un avviato stabilimento in Piemonte. A soli 46 anni, la vista gli si era talmente indebolita, che neppure le lenti potevano aiutarlo efficacemente nel suo lavoro, e da qualche tempo trovavasi in preda a manifesta misantropia.

Questa la causa principale del ferale proponimento mandato ad effetto.

Lunedì mattina giungevano da Torino alla Spezia il giovane figlio e l’affettuosa cognata del defunto, per dare l’estremo vale alla salma, che il mattino successivo si trovava ancora nella bara scoperchiata, nella camera mortuaria, dove l’aveva trasportata la Pubblica assistenza.

Particolare macabro: anche l’annegato –  che si suppone caduto in mare perché alticcio – abitava nella stessa casa.

Dunque, abbiamo due uomini quasi coetanei, abitanti nella medesima casa, quindi conoscenti, se non amici, trovati morti la stessa notte, uno suicida, l’altro per una disgrazia o, forse, per suicidio egli pure. Hai detto niente! ce ne sarebbe quanto basta per montare un giallo con i fiocchi andando a caccia dei minimi particolari della vita dei due silenziosi poveri protagonisti del dramma: un artista e uno scaricatore. Ve l’immaginate i fuochi artificiali che  farebbero oggi i nostri valorosi cronisti di nera davanti a un caso del genere? E invece, il serafico cronista di allora si limitava ad annotare i fatti nudi e crudi così come gli erano stati riferiti, immagino, dalle autorità di pubblica sicurezza, senza porsi tante domande. Davvero altri tempi!

Bimba sfugge al sergente pedofilo

“Il Libertario”, giornale anarchico locale, accenna ad un tentativo nefando, andato fortunatamente a vuoto, che un sergente di marina avrebbe voluto perpetrare adescando una bambina.

Invochiamo noi pure da S.E. il Comandante in capo del dipartimento una rigorosa inchiesta e l’adeguata punizione del satiro, se l’obbrobriosa accusa risulterà fondata. Però, fino a prova contraria, riteniamo si tratti di un equivoco che occorre appurare premurosamente e senza preconcetti.

Colpo di testa del bottegaio

Uccello in gabbia. Non sembra verosimile, eppure è così. Chi l’avrebbe mai detto che l’uomo piacevole a tutti, che mostrava una certa intelligenza, il principe dei ciclisti, che poteva, anzi era vicino a farsi una posizione sociale e godeva la protezione di non pochi, abbia potuto sconvolgerglisi il cervello di abbandonare ad un tratto, commercio e famiglia, per darsi a una vita randagia, ed anche illecita, per poi, dopo avere tutto perduto, compromesso la propria e buona moglie nel fallimento, cadere così stupidamente nella rete, da meditare sul male fatto, e studiare se il sole veduto a scacchi sia più o meno simpatico di quello veduto e goduto liberamente.

Insano gesto di un operaio

Alle ore 4,30 del 23 corrente l’operaio dell’arsenale (officina Forza e Luce) Gabriele G., piemontese, abitante al 3° piano della casa segnata col n. 1 in via Volturno, alzavasi improvvisamente dal letto per gettarsi dalla finestra sulla strada, ove rimase cadavere all’istante. Da quattro giorni perdeva abbondante sangue dal naso. Era uomo laboriosissimo e molto affezionato ai suoi 5 figli, già orfani di madre.

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