Bagno di folla per re Umberto

Nell’agosto del 1893 re Umberto venne non una, bensì ben due volte a Spezia nel giro di soli nove giorni, e nella seconda occasione era in compagnia del giovane principe imperiale Enrico di Prussia, figlio dell’imperatore Federico III e dell’imperatrice Vittoria di Sassonia Coburgo-Gotha. Ormai la presenza del sovrano d’Italia rischiava di diventare un’abitudine per gli spezzini perché solo tre mesi prima egli era stato ospite del golfo insieme ai sovrani di Germania.

La prima inattesa visita agostana il sovrano la fece mercoledì 16.

Di buon’ora era giunto in stazione – dov’erano ad aspettarlo il ministro della Marina ammiraglio Racchia, il comandante del dipartimento vice ammiraglio Labrano e numerose autorità militari e civili – il principe ereditario Vittorio Emanuele di Savoia, principe di Napoli, il quale era all’oscuro dell’imminente arrivo del suo augusto padre. L’ospite, che indossava una divisa da generale in bassa tenuta, fu accompagnato in arsenale dove salì sulla torpediniera VI al comando del tenente di vascello Scotti, per essere condotto sulla nave Savoia ormeggiata poco distante. Durante il breve tragitto Racchia mostrò al principe un dispaccio ricevuto pochi minuti prima dall’ufficio telegrafico dell’arsenale che gli annunciava l’imminente visita del re.

Il gruppo raggiunse la Palmaria per un sopralluogo alla torre corazzata Umberto I, quindi tornò in arsenale dove intanto per rendere gli onori militari al sovrano si stavano schierando diverse compagnie di soldati sia nei pressi della veleria, sia accanto a Porta Principale, dove già si erano radunati i portabandiera e la banda musicale. Al tempo stesso le bandiere tricolori con lo stemma dei Savoia comparvero alle finestre di tutti gli edifici pubblici della città.

Il treno reale composto da otto carrozze arrivò alle 10,20 in stazione. Ne discese re Umberto, anch’egli in uniforme da generale con il petto coperto di medaglie. Dopo i saluti delle autorità accorse ad omaggiarlo, salì di nuovo sul convoglio che seguendo la strada ferrata militare lo condusse in arsenale. Qui nel silenzio più totale – non vi furono applausi né dimostrazioni perché agli operai era stato ordinato di non uscire dalle officine – il sovrano compì una rapida visita alle installazioni militari, quindi salì su una barca veloce che lo condusse al Savoia con il quale raggiunse Genova dove era atteso dal principe Enrico di Prussia.

La seconda visita avvenne venerdì 25, e quella volta il sovrano capitò accompagnato non solo dal figlio Vittorio Emanuele, ma anche dallo stesso principe imperiale prussiano.

Umberto e i suoi ospiti, scortati dall’immancabile ministro Racchia, furono come al solito condotti in arsenale e poi sul Savoia da bordo del quale seguirono una esercitazione di tiri al bersaglio da parte delle numerose batterie costiere e delle artiglierie delle navi in rada. Possiamo immaginare il silenzio del golfo d’improvviso squassato dal rombo di decine e decine di cannonate.

re umbertoPoi il drappello si trasferì nella seconda darsena dell’arsenale dove assistette con grande curiosità ad alcune prove di immersione da parte di un sottomarino – il Delfino – che scendeva a due metri di profondità. La cosa entusiasmò talmente il principe Enrico, ufficiale di Marina, da indurlo a chiedere di essere ospitato in quella strana macchina per una immersione. Perciò con un personaggio tanto importante a bordo la “torpediniera sottomarina” iniziò le operazioni, chiuse il portellone e scese a quattro metri di profondità. Quando il battello riemerse, il raggiante Enrico fu salutato da un concerto di applausi dei presenti per il coraggio dimostrato.

Anche in quel caso, la visita si svolse senza concorso di pubblico essendo stati tutti gli operai “consegnati” nelle officine.

Terminato il giro in arsenale, il sovrano, il principe Enrico, e il principe di Napoli salirono su sei vetture che con i cavalli al piccolo trotto percorsero Via Chiodo, Corso Cavour, Viale Garibaldi e Via Genova per raggiungere la stazione. Le strade erano tutte imbandierate e ai bordi delle vie erano schierate in linea numerose compagnie di fanti, di marinai e di artiglieri che dovevano tenere a bada la gente.

In stazione Enrico ringraziò e salutò con calore i suoi anfitrioni e tutte le altre autorità accorse a omaggiarlo, consoli, rappresentanti dei corpi diplomatici di vari Paesi, militari e autorità cittadine, e con il treno imperiale lasciò Spezia.

Umberto e Vittorio Emanuele invece rimasero; anzi, il re volle infrangere il cerimoniale e resistendo alle pressioni del suo stato maggiore che lo esortava a salire sulla carrozza, volle fare a piedi qualche tratto di strada per tornare in centro città. Il corteo percorse così fra due ali di folla festante Via Paleocapa, Piazza Saint Bon, Via Genova e viale Garibaldi fino a Corso Cavour, e qui si fermò per assistere alla parata dei reparti militari che sfilavano lungo il corso, mentre i soldati avevano il loro bel daffare per contenere la moltitudine plaudente degli spezzini che volevano avvicinarsi il più possibile al sovrano per testimoniargli la loro simpatia. Soprattutto i ragazzini facevano un baccano infernale.

Terminata la rivista, Umberto, il principe di Napoli e il resto del seguito si accomodarono sulle vetture per raggiungere l’arsenale e qui imbarcarsi sul treno reale.

Racchia invece si fermò ancora tre giorni, alloggiato all’Hotel Reale Croce di Malta in viale Mazzini.

(Tratto da Gino Ragnetti, Ottocento – Quando Spèza divenne Spezia, Accademia lunigianese di scienze Giovanni Capellini)

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