La lunga notte delle stelle cadenti

Leo

La prima notizia arrivò attorno alle 16 d’una calda giornata estiva: “C’è fumo sulla Leonardo“. Malgrado la calura, un brivido corse per tutto il golfo; si capì subito che la nave era perduta. Il fuoco si era scatenato nelle sue viscere succhiato dalle correnti d’aria da un corridoio all’altro, da un ponte all’altro, arroventando le lamiere, bruciando tutto quello che poteva bruciare. Altro che barriere antifuoco!

Era il 3 luglio del 1980. La bella nave, sfinita, si lasciò andare su un fianco toccando il fondo del mare dove l’avevano portata, a ridosso del fronte esterno della diga. E lì rimase per giorni, col magma che le divorava l’anima riducendola a un mozzicone annerito.

La Leonardo fu l’ultima delle tante stelle cadenti che in quella notte di San Lorenzo durata un intero decennio, quello degli anni Settanta, parteciparono alla saga finale dell’epopea dei transatlantici, le splendide navi che erano andate per il mondo a mostrare con orgoglio il tricolore riscuotendo in ogni porto ammirazione e invidia.

Ma quello era anche il tempo dell’odio lasciato troppo a lungo covare sotto la cenere dell’autunno caldo; era il tempo di Potere operaio, di Prima linea, delle Brigate rosse, dello stragismo nero: cose troppo serie perché si potesse dare importanza alla caduta delle stelle.

Uno dopo l’altro – il primo fu il Giulio Cesare, demolito nel ’73 proprio alla Spezia – i grandi transatlantici uscirono silenziosamente di scena. Di ritorno dalle loro ultime traversate atlantiche da New York a Genova, il 30 aprile e il 5 luglio 1975 le ammiraglie Michelangelo e Raffaello furono poste in disarmo davanti all’ansa dell’Olivo, a Porto Venere – gli spezzini andavano là apposta per vederle, e i turisti in transito fermavano la macchina, estasiati da tanta bellezza – dove rimasero a fare la ruggine per circa un anno e mezzo. Poi furono vendute in blocco per 15 miliardi di lire alla marina imperiale dello Scià di Persia, che intendeva farne chissà che. Ma dopo la rivoluzione degli ayatollah e la cacciata di Reza Palevi, le due navi, ripulite da cima a fondo dai saccheggiatori, vennero lasciate in totale abbandono, alla mercé dei topi, nelle acque di Bushire. La Raffaello il 21 novembre del 1982, all’inizio della guerra fra Iran e Iraq, fu bombardata e affondata dagli iracheni, mentre la Michelangelo, ormai un relitto, fu ceduta nel ’91 a un cantiere di demolizioni di Karachi, Pakistan.

Migliore il destino dell’AugustLeonardo 1us: venduta nel ’76 a un armatore asiatico, ha tirato avanti ancora per molti anni fino a essere trasformata in albergo galleggiante. La Colombo invece, acquistata da una società siderurgica americana, fu a
lfine demolita a Taiwan. Stessa sorte per le “gemelline“ Donizetti, Verdi e Rossini che nell’autunno del ’76 raggiunsero insieme il golfo della Spezia per finire la loro carriera sotto il cannello della fiamma ossidrica degli operai d’un cantiere di demolizioni. Nel ’75 intanto era stata messa in disarmo la Galilei, sorte toccata pochi anni dopo anche alla Marconi.

Le “stelline“ superstiti, come l’Ausonia, e la stessa Marconi, riarmata e trasformata in nave da crociera, hanno continuato a brillare ancora per qualche tempo, finché anche per esse
non è venuta la notte di San Lorenzo.

(Foto tratte da una mostra di Mauro Frascatore tenutasi a Genova e a Porto Venere)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...