Ma sappiamo di cosa parliamo?

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La Soprintendenza ai beni archeologici della Liguria ha ordinato al Comune della Spezia di modificare il progetto di rifacimento di Piazza Verdi per salvaguardare i ruderi del vecchio Politeama Duca di Genova affiorati durante i lavori di scavo. È pertanto evidente che la Soprintendenza giudica reperti archeologici quei pezzi di muro residui di un fabbricato costruito nella seconda metà dell’800. 

È intanto sfuggita a pochi – e su Facebook ci stanno sguazzando – la clamorosa topica degli uffici genovesi commessa là dove, nella lettera al sindaco, si parla di “Teatro Politeama Duca d’Aosta” in luogo di “Politeama Duca di Genova“. Per esempio, nel gruppo di Facebook La Spezia dalle origini ai giorni nostri gli iscritti già si disperano pensando alla missione impossibile che adesso li aspetta: scartabellare nell’archivio fotografico del gruppo per cercare tutte le immagini di Piazza Verdi e cambiarvi il nome del vecchio teatro.

Quell’errore è chiaramente una banale svista, ma – è la domanda – può un organo scientifico dello Stato permettersi una gaffe del genere? Mentre si erge a severo e inflessibile maestro che bacchetta l’alunno un po’ discolo, mostra di non avere le idee chiare su che cosa si sta parlando, al punto da incespicare persino sul nome. Suvvia!

Ma, in definitiva, di che cosa davvero stiamo parlando? Che cosa era l’oggetto dell’odierno contendere? Eccolo:

Commissionato da Agostino Chiappeti, progettato dall’architetto Erminio Pontremoli ed edificato su un terreno concesso gratuitamente dal Comune, avendo la fronte sull’asse dell’odierna Via D’Azeglio e il retro sulla linea Via dei Colli-Via Pietro Miccca, il 31 luglio del 1880 era finalmente cosa fatta il nuovo teatro della città: il Politeama Duca di Genova. Era un teatro costruito nella classica forma del ferro di cavallo con ben 42 palchi in tre ordini, due gallerie, la platea, una “sala per caffè” e in più locali per l’Istituto musicale.

«Tutto bianco, con le colonnine svelte, le balaustre dei palchi tanto eleganti che sembrano ricami, con un tetto leggero e mirabilmente architettato il Politeama Duca di Genova è un fausto augurio per l’avvenire della nostra Spezia», scriveva Mefisto su Spezia Nuova del 5 agosto, aggiungendo che quel teatro era bellissimo.

Sorgeva in fondo a Via Chiodo, per la verità non ancora percorribile per intero – giacché dal boschetto in là c’erano solo orti – su una parte dell’attuale Piazza Verdi, un po’ prima del Palazzo degli Studi, speculare alla porta principale dell’arsenale. Secondo l’atto rogato il 24 novembre 1877 dal notaio Stefano Roisecco (1835-1908), in cambio della cessione gratuita del terreno il Comune si riservava il diritto di usare il teatro per “riunioni dei comizi elettorali”, per adunanze solenni, cerimonie di premiazioni, ecc.. Inoltre un palchetto doveva essere lasciato a disposizione dell’ente.

A tenerlo a battesimo fu l’Aida diretta dal maestro Emilio Usiglio con un cast di primo piano. Il Politeama diventò così il principale teatro cittadino, sede di grandi stagioni liriche e d’operetta, non potendogli certo fare grande concorrenza l’ormai vetusto e angusto Civico, pensato e realizzato al tempo in cui la città aveva meno di diecimila abitanti.

Quel teatro non ebbe però la vita lunga e brillante che tutti si aspettavano. In breve tempo ci furono alcuni passaggi di proprietà (fra le altre, la Banca Ceriana di Torino) con gravi carenze nella cura per cui a distanza di pochi anni dall’inaugurazione il Politeama appariva già in pessime condizioni di manutenzione; addirittura, parte dei camerini destinati agli attori erano invece usati come abitazioni. Il Duca di Genova fu demolito fra l’estate e l’inverno del 1933 proprio mentre si inaugurava (12 novembre) il Palazzo delle poste, per consentire l’apertura di Via Vittorio Veneto con lo spianamento del colle dei Cappuccini.

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