Il coraggio del giovane principe

Nell’agosto del 1893 re Umberto venne per ben due volte a Spezia. La prima visita la fece mercoledì 13 per un sopralluogo alle installazioni militari della Palmaria. La seconda avvenne venerdì 25, e SMG_Delfinoquella volta il sovrano capitò nel golfo accompagnato non solo dal figlio Vittorio Emanuele, ma anche dal principe imperiale Enrico di Prussia, figlio dell’imperatore Federico III e dell’imperatrice Vittoria di Sassonia Coburgo-Gotha, ospite di Casa Savoia.

Umberto e il suo seguito, scortati dall’immancabile ministro Racchia, furono come al solito condotti in arsenale, e poi sul Savoia da bordo del quale seguirono una esercitazione di tiri al bersaglio da parte delle numerose batterie costiere e delle artiglierie delle navi in rada. Possiamo immaginare il silenzio del golfo d’improvviso squassato dal rombo di decine e decine di cannonate.

Poi il drappello si trasferì nella seconda darsena dell’arsenale dove assistette con grande curiosità ad alcune prove di immersione da parte di un sottomarino – il Delfino – che scendeva a due metri di profondità. La cosa entusiasmò talmente il principe Enrico, ufficiale di Marina, da indurlo a chiedere di essere ospitato in quella strana macchina per una immersione. Perciò con un personaggio tanto importante a bordo la “torpediniera sottomarina” iniziò le operazioni, chiuse il portellone e scese a quattro metri di profondità. Quando il battello riemerse, il raggiante Enrico fu salutato da un concerto di applausi dei presenti per il coraggio dimostrato.

Anche in quel caso, come già accadde il 13, la visita si svolse senza concorso di pubblico essendo stati tutti gli operai “consegnati” nelle officine.

Terminato il giro in arsenale, il sovrano, il principe Enrico, e il principe di Napoli salirono su sei vetture che con i cavalli al piccolo trotto percorsero Via Chiodo, Corso Cavour, Viale Garibaldi e Via Genova per raggiungere la stazione. Le strade erano tutte imbandierate e ai bordi delle vie erano schierate in linea numerose compagnie di fanti, di marinai e di artiglieri che dovevano tenere a bada la gente.

In stazione Enrico ringraziò e salutò con calore i suoi anfitrioni e tutte le altre autorità accorse a omaggiarlo, consoli, rappresentanti dei corpi diplomatici di vari Paesi, militari e autorità cittadine, e con il treno imperiale lasciò Spezia. Umberto e Vittorio Emanuele invece rimasero; anzi, il re volle infrangere il cerimoniale e resistendo alle pressioni del suo stato maggiore che lo esortava a salire sulla carrozza, volle fare a piedi qualche tratto di strada per tornare in centro città. Il corteo percorse così fra due ali di folla festante Via Paleocapa, Piazza Saint Bon, Via Genova e viale Garibaldi fino a Corso Cavour, e qui si fermò per assistere alla parata dei reparti militari che sfilavano lungo il corso, mentre i soldati avevano il loro bel daffare per contenere la moltitudine plaudente degli spezzini che volevano avvicinarsi il più possibile al sovrano per testimoniargli la loro simpatia. Soprattutto i ragazzini facevano un baccano infernale.

Terminata la rivista, Umberto, il principe di Napoli e il resto del seguito si accomodarono sulle vetture per raggiungere l’arsenale e qui imbarcarsi sul treno reale. RaccOttocentohia invece si fermò ancora tre giorni, alloggiato all’Hotel Reale Croce di Malta in viale Mazzini.

(Tratto da Gino Ragnetti, Ottocento, Accademia lunigianese di scienze G.Capellini)

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