Ma è giusto morire per Lhasa?

Barack Obama ha tuonato: “Putin pagherà per l’aggressione all’Ucraina”. E in aggiunta ha annunciato che manderà da quelle parti un po’ di carri armati, qualche bombardiere e un adeguato numero di soldati, tanto per fare vedere chi atomicacomanda. Tutta scena, si dirà, intanto però già si parla di schieramento di batterie di testate nucleari e di giocattolini del genere, così, tanto per divertirsi! Manco fossero i trenini Rivarossi.

Ma Obama non è un Premio Nobel per la pace? Non è quell’uomo del dialogo che in quanto capo dell’unica (presunta) superpotenza mondiale rimasta dovrebbe portare in entrambi gli emisferi messaggi di concordia, di solidarietà e di fratellanza? Ma allora, se così è (era) perché oggi usa toni da Bush senior e junior? Ricordate le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein? Le stanno cercando ancora adesso, eppure Saddam ha raggiunto da molto tempo il suo Creatore, e nel frattempo l’industria bellica americana ha totalizzato fatturati da capogiro grazie a non una, bensì a due belle guerre del golfo, e chissenefrega se l’Iraq è ancora oggi un calderone ribollente di odio e di sangue dove ogni giorno dei poveracci si fanno esplodere come se andassero al luna park e altrettanti poveracci ci lasciano la pelle mentre vanno a comprare il pane!

Dicevo: Obama. L’Obama che si straccia le vesti per l’Ucraina, per la difesa dei popoli oppressi, che se poi si ricordasse ogni tanto della fine che hanno fatto fare ai nativi americani, o pellerossa per chi guarda il colore della pelle (degli altri), sarebbe meglio. L’Obama! Ma non è lo stesso Obama che ha mandato a spigolare il Dalai Lama, capo spirituale del popolo tibetano quando ha cercato di andargli a chiedere un po’ di sostegno politico per il suo popolo oppresso? Che hanno i tibetani di diverso dagli ucraini? Si può morire per Kiev, ma non per Lhasa?

Mica scemo, l’Obama. Perché mettersi contro la Cina che sì, è vero, da 65 anni tiene il popolo tibetano sotto gli stivali dei generali, dei capitani e dei caporali, ma che da un po’ di anni a questa parte conserva anche nei suoi forzieri il 3,6 per cento del debito pubblico americano? Può permettersi, l’Obama, di vedere i governanti cinesi portare dall’oggi al domani all’incasso dei pagherò dello Zio Sam per 1.268,9 miliardi di dollari? No, non può. E allora, alla larga da Lhasa, alla larga dal Dalai Lama, e dàgli a quell’antipatico di Putin, dàgli alla perfida… Russia!

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