Quel giorno che a Marola il Vicerè de Beauharnais…

Quello dnapoleonicai lunedì 3 dicembre 2012 è stato un anniversario storico per la gente del golfo, l’anniversario di un evento che modificò nel profondo l’aspetto della riviera occidentale e il modo di vivere delle popolazioni che lì abitavano.
Esattamente duecento anni or sono, il 3 dicembre 1812, un giovedì, alla presenza di Sua Altezza Reale il Vicerè Eugène de Beauharnais, a opera dell’ingegner Cousin veniva infatti collaudata, e quindi dichiarata aperta, la strada che univa la Spezia a Portovenere, strada che non per nulla viene ancora oggi chiamata Napoleonica.
All’epoca la Liguria era una provincia dell’impero francese e l’imperatore, Napoleone Bonaparte, si era messo in testa di trasformare il golfo in una nuova Tolone, una grande base navale che gli consentisse di contrastare con successo la potenza britannica sui mari. A tal fine aveva mandato qui squadre di tecnici e di militari con il compito di progettare la costruzione di un arsenale (Varignano e dintorni), di fortificazioni sparse in tutto il territorio, e perfino una città (zona della Castagna-Olivo) abbellita da piazze, monumenti e fontane e capace di ospitare diecimila persone.
Ovviamente era necessario disporre anche di buone vie di comunicazione, per cui l’8 luglio 1808 l’Empereur aveva ordinato la progettazione e la costruzione della strada, appunto, Spezia-Portovenere, ma pure della Spezia-Sarzana e di una grande arteria che collegasse il golfo a Parma attraverso il valico della Cisa.
Sogni megalomani che gli eventi bellici successivi si incaricarono di mandare in fumo: ben poco, di quanto vagheggiato dal Bonaparte, fu in realtà realizzato. Di questo poco, fa giusto parte la strada per Porto Venere.
A progettarla, intanto che studiava il modo di prosciugare la palude degli Stagnoni di Arcola (oggi zona di Fossamastra-Pagliari), e mentre cercava di capire l’origine della famosa polla d’acqua dolce di Cadimare, fu l’ingegnere capo del Dipartimento degli Appennini Gratien Le Père.
I lavori di costruzione del primo lotto di quella che dalla burocrazia francese era classificata come “strada imperiale di terza classe n. 214” iniziarono nell’agosto del 1808. Si trattava del tronco iniziale dalla Via della Marina della Spezia (oggi Via Diaz) sino al promontorio che separava Marola da Cadimare sul quale svettava il forte di San Gerolamo. Lungo il tragitto gli ingegneri francesi avevano dovuto risolvere diversi problemi, in particolare il superamento di cinque canali di discreta portata situati fra la Spezia e Marola (nella foto), rispettivamente Fosso, Làgora, Starolo, Coregna (o di San Francesco) e Caporacca. Per scavalcarli furono costruiti altrettanti ponti di legno, poi rifatti in pietra.
Il progetto della restante parte della strada, che seguiva il tracciato di un antichissimo sentiero risalente al tempo della dominazione romana, fu approvato il primo ottobre del 1810 a Parigi dal consigliere di Stato direttore generale conte Molè, sicché pochi mesi dopo, aprile 1811, poterono iniziare i lavori che, come dicevamo, si conclusero il 3 dicembre 1812 con il collaudo.
Lunga dieci chilometri e 787 metri, era costata 318.695,27 franchi francesi, indennizzi per gli espropri esclusi.
La cosa bella è che così era, quella strada, così è oggi a quasi due secoli di distanza.
L’unica parte successivamente modificata è quella iniziale, da Spezia a Marola. Fino al 1863 si andava difatti con una bella passeggiata lungo la spiaggia fra acacie e pioppi dalla città al villaggio di San Vito che sorgeva in riva sinistra del tratto terminale del torrente Caporacca. Con l’avvento dell’arsenale quel tracciato dovette essere totalmente cambiato. Cancellata la strada litoranea, fu realizzato il percorso di Viale Fieschi che usiamo tutt’oggi fiancheggiando il famoso muraglione dello stabilimento militare.
Nell’immagine il tratto iniziale della “Napoleonica”, poi cancellato dall’arsenale.
(Notizie tratte dal mio libro Ottocento – Quando Spèza divenne Spezia)

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